REAL ESTATE

Fassino cambia casa. A 1.200 dipendenti

Il sindaco mette in vendita gli stabili storici del Comune di Torino e lancia una "call" aperta ai privati per individuare una nuova sede. Dalla dismissione dei vecchi immobili dovrebbero arrivare 40-50 milioni, i costruttori verranno pagati attraverso i diritti edificatori

Gli uffici del Comune di Torino cercano casa. Finora dislocati tra una decina di diverse strutture, le varie direzioni potrebbero presto trasferirsi in uno stabile in grado di ospitare circa 1.200 postazioni, già ribattezzato il “Palazzo unico comunale”, sulla scorta di quanto sta facendo la Regione Piemonte. Piccolo problema: l'immobile in questione al momento non esiste. Nell’assessorato all’Urbanistica, guidato da Stefano Lo Russo, si sta setacciando la città per cercare palazzi o anche aree al momento inutilizzati e ci sarebbe già qualche ipotesi.

 

Una possibilità potrebbe essere data dall’ex sede di Fiat Engineering (poi Tecnimont) di corso Ferrucci, oggi nelle mani di Beni Stabili Spa. Un’altra porta dritti in corso Castelfidardo, nella spina centrale, all’altezza dell’Igloo di Merz, in un terreno della Franco Costruzioni, prima del fallimento, dove, secondo una prima ipotesi avrebbe dovuto trovar posto il grattacielo della Regione. Solo ipotesi e non è detto siano quelle più interessanti – e soprattutto vantaggiose – per la Città. Per questo la Giunta di Piero Fassino ha deliberato questa mattina la pubblicazione di una cosiddetta “call”, una manifestazione di interesse destinata ai privati per reperire idee e progetti: e se l’immobile al momento non esiste potrà sempre essere costruito.

 

E’ il secondo step di quel piano straordinario di dismissione di alcuni dei più antichi palazzi comunali dove oggi risiedono una serie di assessorati. Dalla Curia Maxima -  che oggi ospita Sport e Ambiente - all’ex pretura, sede oggi dello Sportello Casa e degli uffici del vicesindaco, entrambi siti in via Corte d’Appello. Da largo IV Marzo – gli ex uffici di Raffaele Guariniello – all’ala destra di piazza Palazzo di Città, dove ha sede l’assessorato alle Partecipate, dal “palazzaccio” (foto) di piazza San Giovanni (assessorato ai Trasporti) all’ex convento di via San Francesco da Paola, dove c’è la Cultura. E infine il palazzo di via Bazzi 4 e la porzione dell’ex caserma La Marmora di via Nino Bixio, dove oggi c’è il nucleo tributi della Polizia municipale. Una serie di stabili ormai obsoleti e onerosi da mantenere, meglio venderli e far cassa: una prima stima li valuta tra i 40 e i 50 milioni di euro, ma per venderli la strada è ancora piuttosto accidentata, giacché bisognerà ottenere anche il via libera della Sala Rossa.

 

La delibera approvata in giunta porta in calce la firma di Gianguido Passoni, nella doppia veste di assessore al Bilancio e al Patrimonio ed è l’ideale prosecuzione dell’emendamento approvato – e poi in parte ridimensionato di fronte ai consiglieri della maggioranza che chiedevano spiegazioni – in sede di Bilancio, quando di fatto metteva sul mercato gli otto immobili sopracitati. L’operazione prevede di incassare “subito” i 40-50 milioni degli stabili che verranno messi in vendita, e pagare il nuovo palazzo unico comunale con la formula dell’affitto con diritto di riscatto o attraverso diritti edificatori da concedere ai costruttori attraverso apposite trasformazioni urbane.  In questo senso un ruolo strategico potrebbe averlo la Variante 200, che potrebbe da un lato ospitare il nuovo edificio, dall’altro portare in dote ampie aree da “valorizzare”, ovvero da costruirci su. Per ora sono solo ipotesi, chi ha idee migliori si faccia avanti. 

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