Rosso: “Associazione a delinquere”

L’accusa è formulata dai pm che indagano sull’attività della fondazione Terre d’Acqua promossa dal politico pidiellino. Secondo i giudici il sottosegretario finanziava la sua attività politica con lo storno di fondi pubblici

BUFERA su Roberto Rosso

Associazione a delinquere, peculato, concussione: sono le accuse mosse al sottosegretario pidiellino Roberto Rosso e ad altri sette tra politici e professionisti, quasi tutti del Vercellese, dal procuratore Antonio Rinaudo e dal sostituto Pier Luigi Pianta nell’ambito dell’inchiesta sulla fondazione Terre d’Acqua. Gli indagati dovranno comparire davanti al giudice l’11 ottobre in occasione dell’udienza preliminare; sarà poi il gup a decidere se procedere con il rinvio a giudizio o archiviare. Oltre al coordinatore del Pdl di Vercelli ci saranno anche Nicola Sirchia, Alessandro Giolito, Gianfranco Chessa, Tino Candeli, Giovanni Ravasenga, Roberto Saviolo e la valdostana Cinzia Joris.

 

Come riportato dal Fatto Quotidiano “Secondo la Procura di Vercelli , la fondazione Terre d’Acqua, che avrebbe dovuto utilizzare i fondi stanziati dalla Provincia per organizzare eventi culturali e feste, o
informare, sarebbe servita per far sparire una parte delle somme di denaro. Da qui l’accusa, grave, di associazione a delinquere”. La fondazione avrebbe ottenuto oltre 1 milione 400 mila euro da stanziamenti pubblici; denaro servito in parte per sostenere le iniziative politiche di Rosso, passato nel giro di un anno dal Pdl ai finiani di Futuro e Libertà, prima di tornare alla base, dove è stato premiato con una cadrega governativa. Il Ras del vercellese aveva ricoperto in passato anche l’incarico di vicepresidente della Regione, subito dopo l’insediamento in piazza Castello di Roberto Cota, ma dopo pochi mesi preferì Roma a Torino e si dimise, conservando l’incarico parlamentare.

 

Sarebbe stato proprio lui, secondo l’accusa, a indurre gli amministratori di Provincia e Comune di Trino (i due azionisti di Terre d’Acqua) ad assecondare le richieste di finanziamenti a favore della fondazione per poter usufruire di ingenti somme di denaro. “Non solo. Rosso e altri avrebbero indicato nel bilancio della società che del denaro sarebbe servito come compenso per il lavoro svolto da Anna Montarolo, moglie di Giolito, che figurava come dipendente. In realtà la Montarolo (che non risulta fra gli indagati, ndr) non ha mai prestato attività professionale per Terre d’Acqua”.

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