Pd in affanno “accorcia le distanze”
16:00 Venerdì 27 Febbraio 2015 5Mentre ancora infuria la polemica su firme false e lo scaricabarile interno, alcuni dirigenti del partito scendono in strada con banchetti e questionari da sottoporre ai torinesi. Domani i gazebo: "Quanto vi piace la vostra città?". Fassino indispettito
Diciotto gazebo in tutta Torino, 15 quesiti per misurare il gradimento della giunta Fassino. Dai servizi al verde, dalle strade al lavoro, i temi sono ad ampio raggio, per un’iniziativa vista con sospetto dai vertici del Pd torinese. Mentre, infatti, le "bande dirigenti" si affrontano e si rinfacciano le responsabilità per il pasticcio sulle firme false, che rischia di far cadere la giunta di Sergio Chiamparino a un anno dalle elezioni, c’è chi ha deciso di uscire allo scoperto e, indossato l'elmetto, affronterà l’umore degli elettori nell’iniziativa promossa dal comitato “Accorciamo le distanze”. Un confronto con i cittadini che assume un significato particolare in uno dei momenti più difficili per il Pd, quando ancora non è chiaro se il sindaco Piero Fassino intenda
ricandidarsi o meno (fosse per lui scapperebbe a gambe levate, ma di finir rottamato non ha alcuna intenzione). Tra i promotori un gruppo variegato ed eterogeneo di militanti e amministratori del partito. Ci sono persino tre assessori dell’attuale giunta comunale come Claudio Lubatti, Enzo Lavolta e Ilda Curti, il primo di estrazione renzian-fassiniana, il secondo proveniente dall’ala sinistra del partito e la terza civatiana convinta.
Un appuntamento che arriva a gettare sale sulle ferite ancora aperte dell’ultima Direzione regionale, con un partito sferzato dalle inchieste della magistratura (a breve è attesa anche la conclusione delle indagini sulle spese pazze a Palazzo Lascaris nel biennio Bresso, dal 2008 al 2010). Un Pd dilaniato dalle divisioni interne, in cui il segretario Davide Gariglio pare rimasto solo a parare i colpi dei Giovani Turchi e del giro legato all’europarlamentare Daniele Viotti; in uno scenario che vede pure la corrente fassiniana, su cui si poggia la sua maggioranza, defilarsi dalla baruffa, indispettita dallo scaricabarile sulle responsabilità nella raccolta delle firme alle ultime Regionali.
Una iniziativa assunta autonomamente da un pezzo del partito e che, inutile negarlo, viene vissuta con fastidio dai vertici, politici e amministrativi. Anche perché, diciamocelo chiaro, il rischio che le pagelle dei torinesi non siano proprio da 10 e lode è altissimo e “che faremo una volta emergesse davvero il solco tra la percezione della città che abbiamo nel palazzo e quella che hanno i cittadini?” si chiede uno degli animatori. Anche perché ad animare l’inchiesta ci sono esponenti non proprio marginali del Pd subalpino, come il consigliere regionale e vicesegretario torinese Daniele Valle o il renzianissimo Davide Ricca, della segreteria regionale, ma da tempo ai ferri corti con Gariglio. C’è il deputato della donciottiana Benvenuti in Italia, Davide Mattiello, con i suoi accoliti, a partire dall’assessore di Nichelino Diego Sarno, e poi i civatiani di Viotti, Curti e Fabio Malagnino, il presidente della IV Circoscrizione Claudio Cerrato, il capogruppo dem in Sala Rossa Michele Paolino.


