“Togliete l’Asti-Cuneo ai Gavio”
12:00 Giovedì 11 Giugno 2015 0Confindustria di Cuneo chiede al ministro Delrio di revocare la concessione dell'autostrada per l'inadempienza della società di gestione, peraltro sua associata. Ritardi biblici nel completamento dei lavori e pedaggi troppo onerosi
Revocare la concessione alla società che gestisce l’Asti-Cuneo. A chiedere al ministro Graziano Delrio di assumere il drastico provvedimento sono gli imprenditori della Granda che, in una lettera del presidente di Confindustria Cuneo Franco Biraghi al neo titolare del dicastero di Porta Pia, lamentano ancora una volta la “mancata realizzazione dei previsti lavori di completamento e l’apertura alla libera circolazione del tratto finora realizzato dell’A33”. E in attesa dell’agognata conclusione venga garantita la circolazione senza pedaggi. Sul banco degli imputati è la “Società di Progetto Asti-Cuneo p.A.”, controllata dal Gruppo Sias che fa capo alla famiglia Gavio, tra i principali gestori della rete autostradale italiana. Una dura presa di posizione peraltro nei confronti di un loro stesso associato.
«La provincia di Cuneo soffre ormai da decenni di una gravissima carenza infrastrutturale, che penalizza soprattutto le aziende locali, in una provincia in cui l’export rimane l’unica speranza di sviluppo rispetto ad un mercato interno sempre più asfittico – spiega Biraghi -. La soluzione, che via via si sta trasformando in “sogno”, era vista nel completamento dell’autostrada A33 Asti-Cuneo. Purtroppo, l’attuale concessionaria continua a non procedere all’esecuzione dei lavori, come era previsto dal contratto di concessione. Siamo preoccupati perché non riusciamo a capire il motivo di questa impasse e d’altra parte non vogliamo dare credito a varie illazioni che circolano al riguardo”. Voci che parlano di imminente disimpegno del gruppo, che sarebbe impegnato in trattative con il nuovo vertice di Anas.
Sulla questione in questi anni si sono accumulate pile di interrogazioni parlamentari di ogni schieramento. In ultimo sia gli esponenti di Scelta Civica, Mariano Rabino e Giovanni Monchiero, e sia i senatori Pd, Patrizia Manassero e Daniele Borioli, avevano chiesto conto al predecessore di Delrio, Maurizio Lupi dei ritardi accumulati negli anni, la punto che l’Asti-Cuneo è in zona chiamata “l’autostrada delle beffe”, addirittura la “Salerno-Reggio Calabria del Piemonte”: monca e carissima negli unici tratti utilizzabili. Sono cinque i lotti ancora da completare e il più nevralgico, il lotto II.6, è il tratto cruciale che interessa il territorio di Castagnito-Alba e di Cherasco-Alba.
Una vicenda che si trascina dal 201, tra polemiche sul tracciato a zigzag e gli allarmi per gli impatti ambientali. E nel frattempo i costi sono lievitati. «Vogliamo fare chiarezza con una forte presa di posizione, perché i nostri cittadini e le nostre imprese non possono continuare a sentirsi fortemente penalizzati da interessi ed inefficienze altrui – prosegue Biraghi -. Per questo chiediamo che sia revocata la concessione alla società appaltante e a parziale compensazione del danno subito dal territorio per il mancato completamento del tronco autostradale, che si possa circolare senza dover pagare pedaggi, questo finché l’autostrada non sarà ultimata». Una dichiarazione di guerra che si estende anche su un’altra concessione in mano al gruppo Gavio, quello della Torino-Piacenza, in scadenza al 2017: «Vi sto il rinnovo, auspichiamo una forte riduzione del pedaggio dove una tariffa molto alta non è più giustificata da nuovi lavori da eseguire». D’altra parte, ricorda Biraghi chiudendo la conversazione telefonica con lo Spiffero, la disposizione della Direttiva europea 23/2014 sui contratti di concessione autostradale sancisce il principio per cui la durata massima delle concessioni è normalmente limitata a non oltre 5 anni. Eccezionalmente può essere concessa per un periodo superiore, solo in funzione di lavori o servizi di grande entità richiesti al concessionario. «La nostra può apparire una proposta provocatoria – conclude il numero uno degli industriali cuneesi -, ma è il minimo che i cittadini e gli imprenditori di questa provincia operosa e coraggiosa meritano e si aspettano».



