GLORIE NOSTRANE

E il vietcong Fornaro depose le armi

È toccato al senatore bersaniano illustrare all’Aula di Palazzo Madama le motivazioni del voto favorevole all’emendamento Finocchiaro. Siglando una pace interna al Pd che sa di resa della minoranza. “Un compromesso alto”, assicura

Lo chiamavano “vietcong”. Poi siglato l’armistizio nel Pd, gli hanno tolto cappello a cono e quell’appellativo che lo faceva imbufalire e gli hanno assegnato il gradito e prestigioso compito di leggere la dichiarazione di pace, pardon di voto. Così Federico Fornaro, dopo la lunga marcia verso il Senato elettivo, ieri ha avuto il compito, per volontà del capogruppo Luigi Zanda, di illustrare – due pagine fitte – le motivazioni del voto favorevole all’emendamento Finocchiaro al tanto citato, in queste settimane di guerriglia intestina, articolo 2. Una mossa, quella del presidente del gruppo dem di Palazzo Madama, volta a segnare plasticamente la pax interna al Pd.

 

L’emendamento stabilisce che i futuri senatori saranno sì eletti dai Consigli Regionali tra i propri membri, ma “in conformità alle scelte degli elettori” che si esprimeranno secondo i meccanismi di una successiva legge elettorale. Fornaro (insieme al collega Paolo  Corsini che ha esposto un altro emendamento) ha parlato di un “compromesso in senso alto: compromesso non è una parola impronunciabile - ha detto il senatore piemontese, tra i principali custodi dell’ortodossia bersaniana e uomo votato alla Ditta -  è il cemento di ogni buona Costituzione”. Poi conclusa la lettura, l’immancabile dichiarazione alle agenzie: “C’è un fatto che non può essere disconosciuto: nel testo della riforma approvato dalla Camera i cittadini non avevano alcun ruolo nell’elezione del nuovo Senato; ora, invece, grazie anche alla determinazione della minoranza Pd, gli elettori potranno scegliere i senatori-consiglieri regionali in occasione delle elezioni regionali”. Dicevano: sarà un Vietnam. Si è rivelata una guerra pacioccona di Attalo.

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