VERSO IL VOTO

Lupi a guardia delle pecorelle Ncd

L'ex ministro in missione a Torino per tentare di tenere compatto il gruppo in vista delle prossime amministrative. Le trame di Bonsignore, gli abboccamenti di Magliano e le trattative con Fassino. C'è ancora tempo per chiudere le stalle?

Tanta comunione e poca liberazione. Almeno evitiamo il libera tutti. In questo modo il ciellino Maurizio Lupi, in arrivo domani a Torino, deve adeguare il lessico di don Giussani alla liturgia dei vari riti che s’intrecciano in quel partito diasporico che oggi è Ncd. L’ex ministro delle Infrastrutture, che pranzerà con i consiglieri comunali, affida alla sua trasferta sotto la Mole il compito di evitare l’ognun per sé e Dio per tutti che pare il motto più in voga tra gli alfanoidi e preoccupa i vertici nazionali – peraltro non immuni da eguale tentazione – così come quelli locali, a partire dal viceministro della Giustizia Enrico Costa.

 

Comunione, dunque, di intenti ma soprattutto di linea politica per arginare fughe in avanti, anzi a destra così come a sinistra, sempre più immanenti con l’avvicinarsi delle amministrative. La scissione dell’atomo, che deve sempre fare i conti con l’ossimoro palesato da un nome che lo pone nel centrodestra e una presenza governativa che lo sposta nel campo opposto, passa per le temute forze centrifughe spesso evidenti come i ripetuti incontri di alti dirigenti piemontesi con i loro omologhi del Pd, ma anche dagli ammiccamenti verso altri lidi, come nel caso della partecipazione di Silvio Magliano al brainstorming del “camionista” Paolo Monferino. La necessità di tenere la barra al centro, così come quella di procedere senza deviazioni verso la costruzione di una lista, appunto di centro, sarà l’argomento da portare a tavola domani e riproporre nell’ incontro allargato in programma nel pomeriggio nell’agenda di Lupi. Il quale potrà contare sul sostegno, nella sua opera di moral suasion, non solo su Costa, ma anche su quella dei due saggi – Daniele Cantore e Gigi Marengo – cui il viceguardasigilli ha affidato il compito di tessere le fila e mettere le reti protettive per una proposta elettorale in vista delle comunali del prossimo anno.

 

Ovviamente non mancherà il ciellino sabaudo per antonomasia, quel Giampiero Leo che fu tra i primi ad avviare contatti con il Pd nell’ormai noto incontro che sarebbe dovuto restare riservato come in un confessionale risultando poi una sorta di fidanzamento in vista di un imminente matrimonio, con il segretario dem Davide Gariglio. Ancora non certa, ma probabile, una comparsata del giocatore per eccellenza di una partita su più tavoli: Vito Bonsignore ha messo insieme in un patto di ferro i tre consiglieri comunali Paolo Greco Lucchina (dato in partenza verso lo zatterone moderato di Mimmo Portas) Raffaella Furnari ed Enzo Liardo in una fusione a freddo Ncd e Udc con l’aggiunta del tosiano Alessandro Albano: insomma, più sigle che voti, in un battaglione che prevede tanti colonnelli e truppe sfiduciate e ridotte all’osso.  Una sorta di veto di don Vito da Bronte avrebbe colpito il vicepresidente della Sala Rossa, Magliano, tenuto invece ancora in grande considerazione proprio da Costa. La non nascosta volontà del vecchio andreottiano di tenere unito il centro, contando pure sul coordinatore regionale Udc Giovanni Barosini legato a sua volta in maniera stretta a Lorenzo Cesa e riluttante (almeno in apparenza) all’abbraccio renziano auspicato da Pierfurby Casini, è un altro elemento di cui Lupi non potrà fare a meno di tenere conto nella sua missione torinese. Dove la ricercata comunione – da portare in dote al ballottaggio – deve fare i conti con quella liberazione dall’atomo che ancora pervade non pochi alfanoidi. Poi resta quella domanda su dove andare e  chi la risposta l'affida proprio all'acronimo Ncd: “Non capiamo dove”.

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