GRANA PADANA

Salvini attacca i magistrati “Non decidono loro il congresso”

Il leader del Carroccio assolve Molinari, nonostante le grane sulle spese pazze in Regione. L'appello al voto della Gancia, le fibrillazioni dei peones. Si contano le firme dei supporters. E l’assemblea di San Valentino si trasforma in una sfida all’Ok Corral

“Il congresso non lo decidono i magistrati, non mi piacciono lettere e fax, non voglio critiche”. Arriva da Novara, dove la Lega si compatta al fianco del candidato sindaco Alessandro Canelli, l’ultima zampata di Matteo Salvini in vista delle assise piemontesi di San Valentino, domenica prossima al palazzetto di Collegno. Il riferimento è chiaramente alle ultime vicende giudiziarie che hanno coinvolto uno dei suoi due vice, il ligure Edoardo Rixi e presto potrebbero macchiare l’incoronazione di Riccardo Molinari che il leader federale vorrebbe a capo del partito in Piemonte. Accumunati da un destino parallelo, Rixi e Molinari, entrambi sulla graticola per le Rimborsopoli nelle rispettive Regioni. All’esponente alessandrino, in particolare, vengono contestate spese per circa 10mila euro, in cui è evidente anche un caso di ubiquità: a maggio del 2011, dorme per 120 euro in un hotel ad Avila, in Spagna, ma dal registro mensile delle presenze, consultato dalla Guardia di finanza, risulta a Castelletto Monferrato. Ma il macigno più grave rispetto alla vicenda delle spese pazze è che una volta decaduto da consigliere regionale nel gennaio 2012 (venne dichiarato ineleggibile dalla Cassazione) avrebbe continuato a presentare e incassare rimborsi fino al mese di marzo. Vicende che, a detta dei legali di Molinari, sarebbero invece già state chiarite dalle carte processuali. Una situazione destinata comunque a creare imbarazzi in piena campagna elettorale e a poche settimane dalla eventuale assunzione al vertice del partito.

 

Salvini, che si è schierato apertamente sin dall’inizio al suo fianco, di processi e scontrini non vuol sentire neanche parlare, così come non ha gradito la lettera ai militanti inviata dalla sfidante Gianna Gancia, capogruppo in Regione e consorte del senatore Roberto Calderoli: una missiva che rappresenta sostanzialmente un appello al voto in suo favore e nella quale prende le distanze dai progetti salviniani di costituire una Lega d’Italia sul modello lepenista; una distanza politica, marcata nelle ultime righe in cui invoca “l’autonomia” e “l’indipendenza”, cavalli di battaglia del Carroccio delle origini, quello di Umberto Bossi.  

 

La posta in palio è altissima per il futuro stesso della leadership di Salvini, tanto forte nei sondaggi e nel movimento d’opinione che ha creato attorno alla Lega quanto fragile nelle dinamiche interne a un partito che fatica a tenere sotto controllo. Per questo la tensione è alle stelle e il rischio che il congresso non si limiti al solo confronto verbale ma sfoci in scontri nessuno lo esclude a priori. Del resto, in queste ultime ore non sono mancate scintille tra i due schieramenti (girano veleni sugli inciampi dell'uno e dell'altro candidato, dalle consulenze dell'abogado agli incidenti automobilistici dell'ex presidente della Provincia Granda). Così come non mancano tensioni interne alle due formazioni: nel gruppo di Molinari, per esempio, è dato in fibrillazione l’ex deputato Davide Cavallotto, suo braccio armato tra i Giovani Padani  e oggi sul piede di guerra dopo l’accordo di Molinari con il parlamentare Stefano Allasia (cui avrebbe garantito il posto da presidente del partito), ma soprattutto con il consigliere regionale Alessandro Benvenuto e il capogruppo in Sala Rossa Fabrizio Ricca, che di fatto lo esclude da una corsa blindata alle prossime elezioni in Consiglio comunale. Secondo quanto trapela potrebbe far votare i suoi (una manciata di militanti) scheda bianca.

 

Quel che è emerso nella serata novarese (presenti tra gli altri un abbacchiato Roberto Cota, ormai rassegnato a passare il testimone, e un Gianluca Buonanno in grande spolvero che ha ottenuto l'applauso della platea), tuttavia, è che tra Molinari e Gancia sarà una conta fino all’ultima preferenza. Entro domani mattina dovranno essere consegnate le firme a sostegno delle rispettive candidature: i sostenitori del numero due di via Bellerio fanno sapere di avere in mano 600 sottoscrizioni (quasi il doppio di quelle necessarie), dall’altra parte lady Calderoli è accreditata di circa 500, segno che o c’è chi bluffa oppure tante firme sono doppie e quindi da annullare (i militanti in tutto il Piemonte sono 1.100 e appare improbabile che tutti abbiano sottoscritto una delle due candidature).