ANALISI

M5s vince con i voti della destra

Fassino a un mese dalla sconfitta torna sull'esito delle urne: "Con l'eccezione di Roma i Cinquestelle sono arrivati secondi ovunque. Hanno vinto i ballottaggi solo grazie alla convergenza del centrodestra". Che facciamo, cambiamo la legge?

«Il Movimento 5 Stelle? Non ha vinto al primo turno in nessun Comune. Anzi, salvo che a Roma, ovunque i candidati 5 Stelle sono arrivati secondi, vincendo poi al ballottaggio grazie alla convergenza della destra». Brucia ancora sulla pelle di Piero Fassino la sconfitta dello scorso 20 giugno che lo ha visto soccombere di fronte alla inattesa – soprattutto da lui e dal suo entourage – onda grillina. Per l’ex sindaco, in questa estate impegnato in un tour tra le feste di partito in lungo e in largo per lo Stivale, il risultato delle urne è stato in qualche modo “falsato” dall’intervento del centrodestra.  «È evidente che si deforma il metodo del ballottaggio, consegnando al terzo di essere arbitro dell'esito elettorale – ha spiegato a margine della kermesse provinciale del Pd di Mantova, a Suzzara –. E così può vincere chi al primo turno non ha raccolto neanche la maggioranza relativa e esprime una rappresentatività minoritaria. Insomma, diversi sono gli effetti del ballottaggio in un sistema che da bipolare è diventato tripolare. Credo debba essere materia di riflessione». Arrivando se non a prefigurare la modifica della legge elettorale per i Comuni, di certo a gettare le basi di un suo ripensamento.

Riforme e ruolo degli enti locali sono però il canovaccio sul quale ruotano tutti i suoi interventi. «Mi auguro che vinca il Sì. Non c’è nessuno stravolgimento del nostro sistema democratico, ma una sua necessaria modernizzazione per rendere le istituzioni più capaci di corrispondere alle aspettative dei cittadini. Peraltro sono trent’anni che in Italia si discute di riforme istituzionali, con troppi tentativi falliti. Oggi abbiamo finalmente l'occasione di dare un esito positivo. Sarebbe suicida rinunciare». Fassino nel corso di un colloquio con la Gazzetta di Mantova ha ribadito la centralità degli enti locali nell’ordinamento italiano: «Ogni sindaco è naturale destinatario di ogni domanda, ansia o speranza dei propri cittadini. Questo impone che i Comuni abbiano risorse sufficienti e che abbiano dimensioni demografiche adeguate ai servizi che devono erogare. Quanto alle risorse va sottolineato che grazie alle battaglie dell’Anci, dopo dieci anni di tagli dolorosi, con la legge di stabilità 2016 non ci sono stati più tagli, si sono superati i vincoli del patto di stabilità, si è favorita la ripresa degli investimenti locali. Ma ci sono ancora altri passi da compiere nella direzione di una piena autonomia finanziaria dei Comuni – ha spiegato – e mi auguro che la legge di stabilità 2017 si muova in questa direzione. Quanto alle dimensioni occorre favorire fusioni e unioni di Comuni per superare una eccessiva frammentazione che oggi vede in Italia 8000 Comuni, due terzi dei quali con meno di 5000 abitanti. L’Anci ha avanzato proposte per incentivare percorsi di aggregazione su cui siamo pronti a discutere con il Governo».

Infine sul ruolo dei partiti nel futuro, un tema affrontato in campagna elettorale proprio nel confronto ospitato nella redazione dello Spiffero: «Le forme della politica e delle istituzioni sono ancora in gran parte quelle pensate e costruite nel '900. Ma siamo in nuovo secolo, nella società flessibile e del tempo istantaneo, nell'economia dei mercati aperti e della globalizzazione, nel mondo dell'integrazione sovranazionale e dei flussi migratori. Tutti temi che cambiano la vita delle persone, suscitano speranze e paure, alimentano interrogativi e inquietudini. Gestire tutto questo richiede una politica e istituzioni radicalmente nuove. Il che non significa “senza partiti”, perché comunque il perseguimento di qualsiasi obiettivo richiede partecipazione e organizzazione collettiva. Significa partiti che sappiano usare le potenzialità enormi delle tecnologie e al tempo stesso abbiano strutture fisiche sul territorio realmente aperte ai cittadini. Obama fu il primo a usare massicciamente il web in un’elezione presidenziale, ma vinse perché il web consentiva di dare argomenti a migliaia e migliaia di attivisti che bussavano alla porta di ogni famiglia americana. Credo che il Pd debba avere il coraggio di una profonda riforma in questa direzione».

print_icon