GRANA PADANA

La Lega agli “ossi” (di Salvini)

Il ritorno dell'ex ministro Tremonti, arruolato da Parisi, scompagina gli equilibri interni al Carroccio piemontese. L'asse con la coppia Gancia-Calderoli. Alle feste da "separati in casa", con il Senatur a fare il controcanto del segretario

Paracadutato in Piemonte dal Porcellum, il berretto verde Giulio Tremonti potrebbe rispuntare dietro le linee nemiche nella guerra non dichiarata ma sempre più aperta tra i due fronti della Lega Nord. Un rapido riavvicinamento al partito delle origini e un rinnovato impegno dell’ex ministro, auspice la convention settembrina di Stefano Parisi, è forse meno lontano di quanto molti immaginino. E altrettanti, specie nell’ala salviniana, temono in silenzio. Il periodo se non di distacco, certo di una certa lontananza dalla scena politica potrebbe essere alla fine e il commercialista di Sondrio sarebbe l’uomo giusto per arginare il movimentismo e la svolta lepenista di Matteo Salvini, ridando forza e aggiungendo autorevolezza - su uno dei punti di forza: l’economia - a quella Lega di governo che ancora ha in Umberto Bossi il suo riferimento.

Parisi piace a Bossi e molto meno a Salvini. Tanto basterebbe a segnare una crepa, peraltro aperta e mai richiusa al momento dei congressi, tra le due anime padane, una delle quali sempre meno legata alla simbologia del Po. Se si aggiunge il feeling non certo nato oggi tra Parisi e Tremonti, entrambi di ascendenze socialiste, la cui conoscenza si accentuò quando il primo era direttore generale di Confindustria e il secondo titolare del dicastero di via XX Settembre, ecco che quella malcelata preoccupazione che incomincia a serpeggiare in parte del Carroccio al solo sentire il nome di Tremonti qualche ragione la trova. Anche in terra allobroga.

È pur vero che l’ex ministro appena dopo il voto optò per la Lombardia (altra regione insieme all’Emilia Romagna dov’era candidato) e riparò nel gruppo Gal, ma è altrettanto vero che proprio nella provincia dove nasce il Po e dov’è nato l’idillio tra Gianna Gancia e Roberto Calderoli, uno dei leghisti da sempre più vicini a Tremonti, quest’ultimo si spese non poco per sostenere la futura presidente della Provincia Granda e non di meno per raccogliere voti a favore del Carroccio nel 2013. Elezioni e lezioni: quelle intitolate a Luigi Einaudi, per esempio, di cui l’economista lombardo fu relatore, con lady Calderoli promotrice dell’iniziativa.

Un rapporto stretto, tanto da aver fatto mugugnare parte del Carroccio quando la rinuncia a candidarsi al Senato della futura consigliera regionale coincise con il subentro, al suo posto, proprio di Tremonti. Il ministro che accompagnava l’Umberto alle cene di Arcore con Silvio Berlusconi, non ha mai perso una di quelle degli ossi. Immancabile a comporre, con il Senatur e il Professore, il terzetto storico nell’osservanza annuale del rito bossiano celebrato con ossi di maiale, lenticchie, fagioli con la cipolla, soppressa, salame di camoscio, vino e grappa, ovviamente lui, Calderoli.

Tout se tient, direbbero i francesi. Ma da queste parti della Lega a parlar di Francia finisce con il provocare l’orticaria. Marine Le Pen è assai più indigesta di quella carne di orso che l’estate di cinque anni fa i Nas sequestrarono a chili impedendo all’Obelix trentino Erminio Boso di gustarla, facendolo gridare al complotto e chiedere a Bossi nientemeno di uscire dalla maggioranza per quella cospirazione ordita a Roma contro un piatto certamente non da nouvelle cuisine.

La ricetta della Lega che guarda oltre Salvini, con lo sguardo rivolto al passato con un futuro più prossimo a Roberto Maroni o Luca Zaia (entrambi iniziati agli ossi) piuttosto che all’attuale leader, passa anche dalla cucina di Parisi (il quale ha nel governatore lombardo un interlocutore attento, pur se guardingo). È, questa, la Lega irremovibilmente anti-lepenista, che in Piemonte ha perso all’ultimo, tormentato, congresso da cui è uscito vincitore Riccardo Molinari, il giovane braccio destro di Matteo (già suo vice in via Bellerio) probabile futuro parlamentare e iperattivo nel tenere il più compatto possibile il Carroccio piemontese: ieri sera era a Verbania per il battesimo dei comitato per il No al referendum, pochi giorni addietro nella sua provincia alessandrina ad ospitare in una delle tante feste della Lega Magdi Cristiano Allam con il suo libro sull’Islam, percorrendo la linea dura sull’immigrazione tracciata da Salvini.

Sconfitta al congresso, la Gancia non ha perso certo la volontà di tenere duro (per citare l’Umberto) sul punto: la Lega della origini non si rottama. Sarà un caso (l’ennesimo) ma anche alla tre giorni in programma per i primi di settembre a Borgosesia per commemorare Gianluca Buonanno, le coppie saranno le solite e, come al solito, separate: venerdì 2 all’apertura ci saranno Lady Calderoli e il Senatur, domenica a concludere Molinari e Salvini.

Meno di due settimane dopo, a Milano, Parisi aprirà la sua convention. Probabile che i temi anticipati a luglio in un convegno con lo sconfitto candidato sindaco di Milano, Tremonti li porti alla Leopolda azzurra: riforma del fisco, modifica del trattato europeo sul bail-in, semplificazione dei vincoli burocratici, recupero di quella grossa fetta di elettori che hanno smesso di votare per il centrodestra o che alle urne proprio non ci sono più andati.

Temi che ricalcano quelli cari alla Gancia, assai più dei mantra salviniani. Quel federalismo fiscale per cui la Lega è nata, come ripete spesso la capogruppo a Palazzo Lascaris toccando le corde di quei militanti ed elettori che, in Piemonte, su questo fronte non hanno nascosto – alle urne – la loro delusione. Il congresso pare certo slitterà da dicembre al 2017, per dare modo a Salvini di tenere il partito il più unito possibile per la battaglia referendaria. Maroni si smarca da certe sparate del segretario e guarda a nuove architetture. Dalle parti di Forza Italia, Giovanni Toti continua il pressing per un accordo con Salvini, mentre chi ha (ri)preso il posto del cerchio tragico accanto a Berlusconi (da Gianni Letta a Fedele Confalonieri passando per lo stesso Parisi) frena. E, intanto, si fa avanti l’ex ministro. Provocando reazioni opposte all’interno del Carroccio. Non meno in quello piemontese dove la guerra non dichiarata tra i due fronti adesso vede spuntare, paracadutato tre anni fa dietro le linee nemiche, il berretto verde Tremonti.