Congresso ad alto rischio per Cota
11:05 Lunedì 23 Gennaio 2012Il governatore vuole a tutti i costi mantenere la guida del partito. Ma da via Bellerio non riescono più a proteggerlo e Maroni non si fida. La Gancia (con Calderoli) tenterà di disarcionarlo
C’è uno spettro che agita i sonni (e le veglie) di Roberto Cota: il congresso della Lega Nord Piemont. Ora che il consiglio federale del Carroccio ha deciso la celebrazione, entro giugno, delle assise “nazionali”, per il governatore e segretario è iniziata la via Crucis. Tutta l’architrave del suo potere poggia infatti sulla carica di numero uno del partito, per questo vive con terrore l’indicazione arrivata da via Bellerio non solo di procedere con le convocazioni dei congressi, ma soprattutto di avviare una fase di profondo rinnovamento dei quadri dirigenti. Si chiude, secondo alcuni, la stagione dei segretari a vita anche nell’ultimo partito leninista presente in parlamento, e Cota potrebbe avviarsi sulla china di un forte ridimensionamento. «Farà di tutto per tenersi stretta la carica», dice un autorevole esponente leghista, e per assicurarsi la rielezione è disposto a fare il diavolo a quattro, «persino a farsi maroniano». In verità, Cota è da tempo che cerca di allacciare un asse con l’ex ministro degli Interni a cui nell’estate scorsa, a un tavolo di un ristorante della Capitale, gli aveva offerto la sua “dote”: i parlamentari piemontesi attovagliati. Poi il silenzio all’apice dello scontro con il “cerchio magico”, hanno definitivamente messo sul chi va là Maroni che non fa nulla per nasconde la propria diffidenza. Una freddezza palpabile l’altro giorno, a Novara, quando entrambi sono stati relatori a un incontro in un liceo della città. E replicato ieri al comizio milanese, al quale un Cota visibilmente tirato ha preso la parola tra le smorfie dell'ex ministro.
Ma non sarà la falange maroniana, peraltro ben celata in Piemonte, a mettersi di traverso. Non che manchino gli aficionados di Bobo. Sono a vario titolo considerati contigui all’ex inquilino del Viminale il suo ex sottosegretario Michelino Davico, la deputata di Borgomanero Piera Pastore, il senatore del Vco Enrico Montani, il pirotecnico ras della Valsesia Gianluca Buonanno, l’europarlamentare Mario Borghezio e il collega alessandrino Oreste Rossi. E, naturalmente, l’assessore regionale Massimo Giordano (foto) che divide con Cota il controllo del partito novarese. Ma è proprio quest’ultimo a sfilarsi da una ipotetica competizione per la poltrona di segretario regionale: «Non sono minimamente interessato», dice allo Spiffero, chiudendo ogni discorso su un’eventuale candidatura al congresso. Il che non significa, e questo ovviamente non lo dice, che non stia lavorando nella direzione del “necessario e fisiologico ricambio del gruppo dirigente” invocato, a taccuino chiuso, da un consigliere di Palazzo Lascaris. Solo Torino resta ciecamente fedele al Capo, ma Torino conta poco, troppo poco per costituire una roccaforte.
Non saranno i maroniani, però, a tendergli l’imboscata, almeno non i soli e, forse, neppure i primi. «Le cose nella Lega non seguono schemi prefissati – spiega un profondo conoscitore del Carroccio -. In Piemonte, ad esempio, il pericolo maggiore per Cota arriva da Gianna Gancia, sebbene sia legata, anche da ragioni sentimentali, a Roberto Calderoli». E se la presidente della Provincia di Cuneo è la principale insidia, ciò non significa affatto che i due colonnelli abbiano stretto un patto: «Si può parlare semmai di una convergenza di interessi comuni: Maroni darebbe uno schiaffo a uno dei pretoriani di Bossi e Calderoli sistemerebbe la fidanzata».


