Grillini, tregua elettorale ma c’è chi prepara l’addio
Oscar Serra 18:00 Giovedì 22 Febbraio 2018 3Il dado è tratto, la consigliera dissidente Montalbano dopo le elezioni lascerà il gruppo M5s in Sala Rossa. Lo sfogo nel suo ultimo post: "Rivendichiamo il fondo salvasfratti, un'eredità di Fassino"
Non è più una questione di “se”, piuttosto di “quando”. C’è da scavallare le elezioni e poi Deborah Montalbano lascerà il gruppo del Movimento 5 stelle al Comune di Torino. Una scelta politicamente sofferta, travagliata sul piano personale, da parte di chi c’era fin dal primo giorno, ma ormai irreversibile. Lo ha confermato a un paio di colleghi nei giorni scorsi, quei pochi a esserle rimasti vicini, “gli altri neanche mi salutano più” si è sfogata. Il punto di non ritorno è stato a novembre, quando Montalbano aveva inasprito lo scontro sul Parco della Salute e le relative varianti urbanistiche concesse da Chiara Appendino al progetto della Regione Piemonte; parallelamente esplose il caso dei rimborsi per i buoni taxi da lei utilizzati. Le chiedono le dimissioni, lei resiste, poi finisce spalle al muro quando il dossieraggio interno la colpisce una seconda volta, per essere andata a recuperare la figlia a scuola con l’auto di servizio. Non è un caso che a far filtrare la notizia siano proprio i suoi, quelli del Movimento: così alle divergenze politiche si aggiungono i rancori personali. La Montalbano si dimette da presidente della commissione Sanità e Welfare, ma resta in Consiglio e ci resterà, a quanto dice, fino alla fine della consiliatura, ma sotto un altro cielo, non più quello pentastellato.
Pasionaria, dissidente, movimentista: di certo c’è che Deborah Montalbano è stata a capo di quel manipolo di attivisti che ha dipinto di giallo il quartiere Vallette nella mappa elettorale di Torino. Una donna “della strada” come ama definirsi lei stessa “costretta dalla vita a fare ogni tipo di lavoro, anche dodici ore al giorno per venti euro”. E non si può dire che si sia risparmiata neanche durante il mandato in Sala Rossa. Nei suoi anni di impegno politico si è sempre occupata di emergenza abitativa e sfratti e le misure adottate dalla giunta Appendino sono state il primo e principale terreno di scontro tra lei e l’assessora Sonia Schellino (di cui ha chiesto, inascoltata, le dimissioni prima di puntare il dito contro il suo collaboratore Angelo Leto). Quando tra le 100 cose fatte pubblicizzate dalla prima cittadina, sul palco del Teatro Nuovo assieme a Luigi Di Maio, ha scorto (al 95° posto!) il “fondo salva sfratti” è saltata sulla sedia: “Mi dissocio pubblicamente – ha scritto in risposta a un post su facebook di Paolo Tex Tessarin, blogger di Sistema Torino -. Il fondo Salvasfratti, come il canone e altre misure di sostegno, sono tutti strumenti ereditati dalla vecchia amministrazione che in piena continuità si prosegue a finanziare, su cui non si è tecnicamente o strutturalmente cambiato nulla”. Sulla sua bacheca del social, inoltre, continuano a comparire
interventi di grillini, molti della prima ora come lei, che abbandonano la nave, proprio mentre il vento pare soffiare impetuoso a gonfiare le vele. Sempre più spesso parla di una giunta “senz’anima” in cui l’impronta del Movimento 5 stelle non si vede per nulla. Un’amministrazione votata al pragmatismo “e alla totale continuità con chi c’era prima”. L’ultimo strappo all’inizio del mese, quando ha solidarizzato con gli attivisti del comitato Vallette-Lucento, che avevano contestato la sindaca pubblicamente, puntando il dito contro quegli assessori che non “assorbono” gli indirizzi del M5s: “#cosìnonva”è l’hastag con cui ha chiuso il suo intervento via social.
Sono tanti gli scontenti nel gruppo ma ad oggi pare difficile che qualcuno possa seguire Montalbano, anche se dal giorno dopo le elezioni la maggioranza potrebbe trasformarsi in una polveriera. Perché se è vero che tutti covano del malcontento, va anche sottolineato che ognuno ha le proprie ragioni di doglianza e spesso le posizioni sono inconciliabili. Nella sua tappa torinese, per esempio, Di Maio ha dato alla sindaca copertura politica per portare avanti il dossier olimpico. Il M5s non è pregiudizialmente contrario e si fida ciecamente di Appendino, ha detto il candidato premier, giocando di sponda con la prima cittadina e sperando di mettere la mordacchia agli altri movimentisti (Damiano Carretto, Daniela Albano e Viviana Ferrero). Finora hanno abbaiato senza mordere, hanno ingoiato rospi e bocconi amari, ma fino a che punto resteranno leali? Subito dopo le elezioni approderà in aula pure il bilancio e non sarà una passeggiata, soprattutto se dovrà essere affrontato con un voto in meno.



