POLEMICHE

Inciucio a Palazzo Lascaris, Crosetto attacca: “Surreale”

Fa discutere l'aiutino dato da Forza Italia al Pd nell'affossare la commissione d'inchiesta su Finpiemonte. Il tratto "consociativo" del nuovo vertice azzurro e le incrostazioni del passato. Il leader di Fratelli d'Italia: "Viene meno la credibilità"

Al soccorso azzurro arrivato in aiuto del Pd nell’impedire la costituzione della commissione d’inchiesta in seno al consiglio regionale sull’affaire Finpiemonte richiesta dai Cinquestelle non sarà facile liberarsi da ombre e sospetti di intelligenza con il nemico. Le stesse argomentazioni “garantiste” usate ieri dal neocapogruppo di Forza Italia Andrea Fluttero non sono riuscite a placare i mugugni che, dai capannelli a Montecitorio ai commenti sui social, si sono manifestati verso la decisione assunta dalla nomenclatura berlusconiana di Palazzo Lascaris. “Il Piemonte non ha bisogno di tribunali del popolo” ha affermato Fluttero, alimentando l’immagine giacobina di uno strumento previsto dalla normativa regionale e di cui, tra l’altro, proprio il centrosinistra nella precedente legislatura chiese e ottenne la costituzione. Ben due furono gli organismi istituiti: uno per scandagliare la selva di appalti e proroghe di affidamenti in sanità (presieduta da Alberto Goffi), l’altro sulle materie di urbanistica e concessioni edilizie (guidata dall’ex dipietrista Andrea Buquicchio). Per non dire di quella analoga allestita in Consiglio comunale di Torino sui fatti di piazza San Carlo.

Naturale pensare che se una commissione di inchiesta non si ritiene vada utilizzata per una vicenda che vede al centro la principale partecipata regionale, il cui ex presidente è finito in carcere e con un bel po’ di milioni pubblici che non si sa dove siano finiti, non si comprende quando e di fronte a quali più gravi circostanze si dovrebbe ricorrere a questo strumento. Che, va ricordato, non giudica, tantomeno commina pene o sanzioni. Il suo compito, e non è poco, sarebbe stato quello di fare luce, senza sostituirsi alla magistratura, su ciò che non ha funzionato nella governance, sulle procedure e la filiera dei controlli.

Fluttero ha spiegato che egli non pensa “che la commissione d’indagine sia meno efficace di quella d'inchiesta”. Però quest’ultima è stata bocciata. E se è naturale e scontata la convenienza della maggioranza di centrosinistra a disinnescare una potenziale mina sul proprio operato, scongiurando il rischio di finire per l’ultimo anno della legislatura sulla graticola politica, assai meno comprensibile è il vantaggio che dovrebbe ricavarne una forza di opposizione che, con grandi proclami, dichiara la propria volontà di tornare al governo della Regione. Così, dietro quell’astensione, non solo molti hanno scorto i tratti dell’inciucio o comunque di un gentlemen agreement con il Pd, ma soprattutto non pochi nello stesso centrodestra hanno recriminato per una grande occasione mancata. A un anno dalle urne e a un pugno di mesi dall’inizio della campagna elettorale che il centrodestra si appresta a condurre, come sarebbe ovvio, mettendo in luce le pecche del quinquennio di Sergio Chiamparino, aver dato una man al Pd su una questione non secondaria come quella di Finpiemonte per più d’uno è stato un autogol.

Rimbalzata a Roma, la notizia dell’atteggiamento tenuto dal rinnovato gruppo azzurro di via Alfieri non ha certo suscitato plausi ed entusiasmi. I maligni, guardando al profilo e al cursus politico di Fluttero e del suo vice Andrea Tronzano, asseriscono di non essere stati affatto colti di sorpresa. L’ex senatore aennino, un tempo (unico) seguace del compianto Altero Matteoli, ha maturato una entente cordiale con il Pd sul territorio chivassese nella lunga consuetudine di rapporti con la piddina Gianna Pentenero. “E poi – aggiunge un suo ex collega di Palazzo Madama – uno che ha già annunciato che non si ricandiderà non è certamente mosso da intenzioni belliche”. Del secondo si ricordano i suoi trascorsi da capogruppo in Sala rossa quando a ogni suo stentoreo intervento, ancor prima di abbottonarsi la giacca e assumere un’aria solenne, esordiva facendo i complimenti al sindaco Piero Fassino.

Questione di stile. Che, però, finisce con il confondersi con la strategia giacché è assai improbabile che una simile condotta non sia stata concordata con il coordinatore Gilberto Pichetto, il quale, ad esempio, da assessore regionale non è stato propriamente un attore secondario nel determinare gli assetti di Finpiemonte.

Incrostazioni del passato devono aver pesato anche nella decisione della Lega che accodandosi a Forza Italia, ha a sua volta perso l’occasione per marcare la differenza. Che, nel centrodestra, l’hanno fatta il sovranista Vignale e Roberto Ravello di Fratelli d’Italia. E proprio da uno degli esponenti nazionali di maggior peso del partito di Giorgia Meloni arriva l’aggettivo per descrivere l’atteggiamento tenuto da Forza Italia: “Surreale” dice tutto d’un fiato Guido Crosetto. «Io sono da sempre garantista, ma proprio per questo non capisco il senso di negare una commissione che non è e non sarebbe stata assolutamente una messa in stato di accusa per qualcuno. Dico di più – aggiunge il parlamentare piemontese e coordinatore nazionale del partito – sarebbe stata utile per accertare malfunzionamenti, falle, omissioni. Utile anche a Chiamparino per fare chiarezza». Della stessa opinione anche Enzo Ghigo che allo scoppio del caso era arrivato a evocare le dimissioni di Chiamparino: «Non conosco le motivazioni per le quali FI ha preso questa decisione, non ne ho parlato con nessuno – afferma l’ex governatore, protagonista di quella “concordia istituzionale” che ha contrassegnato una stagione politica di collaborazione tra centrodestra e centrosinistra –. Continuo a pensare che ci siano delle responsabilità “politiche”del Pd. Vediamo quale sarà la posizione di FI al di là della bocciatura della commissione di indagine proposta dai grillini».

Sulle interpretazioni che tendono a intravvedere una sorta di consociativismo, ma anche forse una sorta di difesa preventiva per una parte politica che in passato Finpiemonte l’ha governata, Crosetto non si esercita in valutazioni. Una cosa, tuttavia la dice, con chiarezza: «Credo che, in politica, bisognerebbe sempre distinguere ruoli e posizioni in campo. Quando le parti si confondono a farne le spese è la credibilità della politica stessa». Seguendo la metafora, resta da capire quale sarà la partita da giocare la prossima primavera. E se la nuova squadra azzurra di Palazzo Lascaris ha già chiaro lo schema del futuro capitano.

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