Monge

Le catene dell'ignoranza

Le generazioni che hanno vissuto gli anni della Seconda guerra e del regime fascista sono oramai diventate una componente minoritaria all’interno della popolazione attuale. Conseguentemente la memoria storica vacilla, e con essa traballano gli stessi valori su cui è stata fondata la nostra Costituzione.

La scansione degli avvenimenti che hanno condotto, giorno dopo giorno, all’italica quotidianità è generalmente poco conosciuta: un’ignoranza ad ampio raggio, un enorme buco nella memoria nazionale in cui sono caduti anche fatti più recenti.

L’Italia del dopoguerra è stata segnata dal boom economico favorito dal Piano Marshall, ma pure dal rafforzamento del fenomeno mafioso (elemento sostanzialmente negato dalle Istituzioni repubblicane) e dai violenti attentati recanti la firma delle falangi neofasciste (in gran parte ancora impuniti). Una delle caratteristiche importanti dei cosiddetti “Anni di piombo” è stata la contrapposizione del terrorismo “Rosso”, a quello “Nero” delle bombe nelle piazze e nelle stazioni ferroviarie: dato rimosso dai più, insieme alla fotografia dell’ambiente sociale in cui il tutto era maturato.

La memoria nazionale purtroppo non regge neppure nel brevissimo periodo. In caso contrario un fremito avrebbe percorso la schiena di chiunque all’ascolto delle dichiarazioni liberticide attribuite (e mai smentite da alcuno) alla direttrice di Rai Uno, e rese pubbliche in risposta a quanto affermato dal Direttore artistico del Festival di Sanremo, Claudio Baglioni.

Il cantautore durante un incontro con i giornalisti ha “osato” definire assurda e senza senso logico la ripartizione di 49 persone (migranti da poco giunti a Malta dopo giorni di dinieghi al loro sbarco in Italia) tra numerosi Paesi europei. Il noto musicista ha voluto semplicemente evidenziare l’assoluta disapprovazione nei confronti di un Continente potente e ricco che però fatica ad accogliere una manciata di individui. Sconcerto innanzi a un’Europa disposta solamente a far rimbalzare i corpi dei richiedenti asilo da una nazione all’altra, giungendo l’autorità di Bruxelles a ipotizzare addirittura la separazione delle famiglie scappate dalla fame e dalla miseria.

Baglioni ha terminato le sue riflessioni evidenziando infine un’altra incontestabile verità, ossia il proliferare di muri costruiti con l’unico scopo di separare le genti tra loro. Muri che sorgono ovunque nel mondo, costruzioni così inquietanti da far impallidire l’icona anticomunista per eccellenza, il Muro di Berlino.

Le affermazioni di Baglioni hanno innervosito la direttrice di rete, la quale si è scatenata nel ribadire il suo “No” a una futura edizione del festival sanremese affidata nelle mani dell’artista oramai caduto nell’eresia. Una censura vergognosa, ripresa e avallata dal Ministro al Bar dello Sport On. Salvini.

Toni paradossali, elementi di una involontaria parodia del governo antisistema Giallo-Verde. Bizzarria censoria tragicomica e apertamente riconoscibile come tale se la collettività ricordasse alcuni accadimenti risalenti al 1986.

In quell’anno un Pippo Baudo impallidito di colpo tentava, dal palco del popolarissimo varietà Fantastico 7, di minimizzare la battuta finale dello show serale recitata da Beppe Grillo: “Ma se in Cina sono un miliardo e tutti Socialisti, a chi rubano?”. Frase che gelò il pubblico e al contempo alterò gravemente l’umore di Bettino Craxi, forse a tal punto da comportare l’interdizione perpetua del comico genovese da tutte le reti Rai (a esclusione di quelle radiofoniche).

Trentadue anni dopo la Storia pare voler dare esempio di come gli accadimenti possano ripetersi durante lo scorrere dei decenni. Il fondatore del Movimento 5 Stelle, da censurato, è infatti diventato censore. Claudio Baglioni è stato stigmatizzato con forza dalla nuova burocrazia verticistica della televisione di Stato. La sua grave colpa non risiede nell’aver insultato qualcuno (invero non ha etichettato nessun politico con termini offensivi quali “Ladro” o “Fascista”) ma nell’essersi permesso di esprimere un semplice richiamo al buon senso nei confronti della Politica, inclusa quella europea.

Ancora una volta l’antisistema, l’anti-regime, dopo la sua ascesa politica si è trasformato miracolosamente in “sistema” e in “regime”. Oggi le condizioni sono più propizie che mai all’instaurazione dell’autoritarismo grazie all’auto liquidazione attuata dalla Sinistra. In Italia non occorre incarcerare nessuno, se non qualche figura storica appartenente al passato remoto, e neppure riempire gli stadi di giovani contestatori prima di mandarli a morte poiché i potenziali ribelli hanno anticipato i tempi trucidandosi da soli.

Lo stesso Decreto Sicurezza, su cui i dubbi di incompatibilità costituzionale crescono di giorno in giorno (come ha evidenziato in un autorevole articolo la costituzionalista prof.ssa Algostino), punisce tra le altre cose il blocco del traffico e quello ferroviario da parte di manifestanti o rivoltosi generici: una norma che sembra voler arginare soprattutto le contestazioni organizzate dai movimenti civili e operai.

I No Tav in Valle Susa, ad esempio, portano principalmente le loro azioni sulle carreggiate autostradali, invadendole, oppure sulla massicciata ferroviaria fermando il traffico ad alta velocità Torno-Parigi. La legge stringe la morsa della carcerazione su chi non accetta di abbassare la testa di fronte al potere.

La repressione è spesso figlia della non conoscenza del passato. Chi reclama ordine e disciplina sovente non ha idea di cosa evoca: la paura crea mostri che sempre si materializzano conducendo menti e democrazia nel buio del pensiero unico. Il lato oscuro, come nella ricca metafora di Guerre Stellari, indisturbato sta salendo al vertice delle Istituzioni.

Siamo forse di fronte all’inizio di un nuovo pericoloso regresso della politica, ma anche alla conseguente vigilia di un sofferto e difficile riscatto sociale nel nome della Libertà e della Fratellanza.

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