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VERSO IL VOTO

Chiamparino cerca il bis, "premio alla carriera"

Alla presentazione del suo manifesto elettorale tante teste bianche e solo ceto politico. Lo scenario è quello non proprio scintillante dello Sporting Dora. Come una consumata vedette un po' in disarmo prova a fare il mattatore sul palco ma il clima è di generale rassegnazione

Quando fai la stessa promessa per due volte è perché la prima non l’hai mantenuta. Se non altro per questo è apparso quantomeno pleonastico l’esordio di Sergio Chiamparino all’incontro pubblico per la presentazione del suo manifesto elettorale, quando ha assicurato a tutti che “questo è di sicuro l’ultimo impegno politico della mia vita” e dunque, ha proseguito “spero di essere premiato”. Una frase per certi versi simile a quel “farò un solo mandato”, diventato leitmotiv della sua campagna elettorale del 2014.

L’appuntamento è allo Sporting Dora di corso Umbria, a Torino, già sede di una delle più modeste feste dell’Unità del Pd subalpino, due anni orsono. Il braccio destro del governatore, Carlo Bongiovanni, lo chiama "low profile". L’ambiente è spoglio, la sala piena, le teste quasi tutte bianche, le facce quasi tutte note. Si respira aria di malinconia e declino. Sul palco, nelle vesti di conduttore, c’è Paolo Montagna, sindaco di Moncalieri, in onore ai natali e agli esordi politici del presidente del Piemonte. Tra il pubblico c’è tutto lo stato maggiore del Pd, dei Moderati e delle altre liste collegate (a eccezione di Leu che resta sulle barricate, dopo i dissidi dei giorni scorsi). Di società civile o presunta tale neanche l’ombra, nonostante in principio questa dovesse essere l’occasione per presentare i comitati civici per Chiamparino, l’ossatura di una coalizione che nella testa del candidato avrebbe potuto addirittura fare a meno dei simboli di partito (ipotesi poi tramontata). Nessuna traccia di professionisti, operatori sociali, imprenditori, esercenti, associazionismo vario, sportivi, ballerine. Neanche un allenatore di volley.

Tra fiducia e rassegnazione nei presenti prevale la seconda. Nei capannelli tutta la preoccupazione di chi rema contro la tempesta: “Prenderemo una bella botta e non per colpa di Chiamparino”, “lui però è l’unico che sa essere trasversale tra destra e sinistra”, “eh ma il tempo passa e adesso la Lega è forte”. Sul palco si avvicendano il primo cittadino di Cuneo Federico Borgna, la collega "divora-assessori" di Vercelli Maura Forte, Francesco Avato di Bardonecchia, Roberto Colombero di Canosio, Francesco Casciano di Collegno, Maria Rosa Gnocchi di Baveno, Lucrezia Bono consigliere comunale di Chiomonte e il re dei trapianti Mauro Salizzoni, cui è spettato il compito di ribadire la bontà del progetto Parco della Salute. Molto apprezzato l’intervento di Lucrezia Bono, giovane consigliera comunale a Chiomonte con il marito che lavora nel cantiere della Torino-Lione, che ha raccontato come la battaglia No Tav l’abbia costretta a chiudere il bar che gestiva.

Tocca a Chiamparino chiudere e Montagna lo presenta con una piccola gaffe: “Possiamo dire che Sergio ogni volta che si è candidato ha sempre vinto?” No, caro sindaco di Moncalieri, primo perché porta sfiga e poi perché una delle più fragorose sconfitte della sinistra porta proprio il nome del presidente del Piemonte, candidato del fronte progressista nel collegio della rossa Mirafiori, quando il quartiere degli operai Fiat venne espugnato da Forza Italia. Erano le elezioni politiche del 1994 e a vincere quell’anno fu lo psichiatra (allora) berlusconiano Alessandro Meluzzi.

Le prime parole di Chiamparino davanti al microfono sono per Sante Bajardi, assessore regionale alla Sanità negli anni Ottanta e figura storica del Pci piemontese. Lo ringrazia “per aver sentito il bisogno di uscire di casa questa mattina e venire qui a portare la testimonianza di una vita di lotta dalla parte dei più deboli”. Si commuove e gli succederà di nuovo quando riferendosi a Salizzoni parla della sua capacità di “salvare vite umane”. Poi attacca il Movimento 5 stelle e affonda contro la sottosegretaria Laura Castelli, ascoltata ieri dai pm sul caso Pasquaretta, quando dice che “c’è chi fa allontanare i giornalisti dal Palazzo di Giustizia per non dover affrontare i microfoni: una parabola significativa per chi è entrato a Palazzo Chigi gridando onestà onestà”. Poi ha alzato il tiro contro chi lo ha attaccato sul Parco della Salute: “Se continuiamo a giudicare l’efficienza di un sistema sanitario sulla base dei suoi posti letto, facciamo l’interesse della parte più arretrata delle corporazioni che lavorano negli ospedali”. Infine la mano tesa a Leu o a quel che ne rimane: “Penso a una coalizione, a partire da quella che c’è fatta non da forze politiche che si guardano in cagnesco e poi per ragioni di poltrone fanno il contratto di governo. Penso a forze politiche che sono naturalmente convergenti perché condividono alcuni obiettivi di fondo, e che lavorano insieme anche da punti di vista diversi trovando un comune sentire e i motivi per una azione comune”. “E questo – ha rimarcato Chiamparino – è il senso del messaggio non negoziabile: l’esatto contrario di chi si siede con qualcuno che certifica le virgole.Il mio manifesto non è negoziabile. Non per presunzione, ma per fare l’opposto di quanto è stato fatto con il contratto di Governo”. Ovvero, “non mettersi insieme per ragioni di poltrone fra forze che si guardano in cagnesco, bensì riunire forze politiche e civili che sono naturalmente convergenti perché condividono alcuni obiettivi di fondo, e lavorare insieme anche da punti di vista diversi trovando i motivi per una azione comune. Alla base c’è l’idea di una società viva, che partendo da qui cresce moltiplicando le ragioni del sì”.

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