EMERGENZA SANITARIA

Mail sparite e tamponi non fatti, "è omissione di atti d'ufficio"

Si rinnova lo scontro tra camici bianchi e Unità di crisi. Dopo le dichiarazioni del dottor Testi, a capo del Comitato tecnico scientifico, la durissima replica dei medici di famiglia. Venesia: "Spettava al Sisp processare le richieste, ordinare la quarantena ed eseguire i test"

Avessero aspettato due giorni sarebbe stata una, purtroppo, amara sorpresa. Invece hanno aspettato più di due mesi dalla dichiarazione di emergenza nazionale e il cumularsi di falle e disservizi nel sistema piemontese per varare, alla vigilia di Pasqua, la piattaforma telematica. Uno strumento con cui cercare di rimediare a quelle “sparizioni” delle richieste di tamponi e presa in carico delle segnalazioni da parte dei medici di medicina generale che, a detta del presidente del Comitato tecnico scientifico Roberto Testi, “possono aver creato un disservizio all’utenza ma non un reale problema dal punto di vista clinico”.

Tesi, questa, che viene respinta con fermezza e norme alla mano, dal segretario regionale della Fimmg (la Federazione dei medici di medicina generale) Roberto Venesia, il quale stamane ha invitato tutti gli iscritti a segnalare eventuali difficoltà o errori nel “tanto atteso” sistema per raccogliere, senza farle andare perdute o chissà dove, le segnalazioni di casi di sospetto coronavirus da parte dei medici del territorio. “Meglio tardi che mai”, saluta così Venesia la piattaforma arrivata quando il Piemonte ha ormai la metà dei casi della Lombardia e il doppio dei decessi del Veneto, ma anche un numero troppo esiguo di tamponi, senza contare quelli che non sono stati fatti perché, come ha spiegato Testi riferendosi all’Asl di Torino, dove lui dirige il settore di Medicina legale da cui dipende il Sisp “la casella dedicata alle segnalazioni, stante l’imponente afflusso, si riempiva frequentemente e non era quindi in grado di registrare le comunicazioni”.

Se il presidente del Comitato tecnico scientifico che deve supportare le decisioni della giunta regionale e indirizzare le azioni dell’Unità di Crisi afferma che “il Sisp non è un servizio deputato all’emergenza o al trattamento clinico dei pazienti ma è una struttura che si occupa di indagini di sanità pubblica”, ben diversa è la versione che il segretario del principale sindacato dei medici di famiglia dà di questo organismo in seno alla Asl.

“Così non ne usciamo”, sbotta Venesia di fronte alle affermazioni di Testi. “In base all’articolo 26 del decreto del 14 marzo quando il medico sospetta che ci sia la possibilità di un caso positivo al coronavirus ha l’obbligo di segnalarlo al Sisp. Per legge il Sisp deve attuare il monitoraggio del paziente, decidere se fare o meno il tampone e nel caso il tampone sia positivo spetta ancora al Sisp provvedere ai successivi due tamponi per verificare l’avvenuta guarigione”.

Venesia ricorda che al Servizio di Igiene e Sanità Pubblica spetta anche “il compito di mettere i soggetti in quarantena e deve farlo con un provvedimento. La legge su questo è chiara. Un provvedimento non è una telefonata. Occorre un atto, che io fino ad oggi purtroppo non ho mai visto. Queste cose non si possono liquidare con leggerezza. Il provvedimento è un atto che comporta conseguenze per chi lo infrange. Non è qualcosa di opzionale, spetta ai Sisp. Se non si agisce come prevede la legge è omissione d’atti d’ufficio”. Venesia ribadisce come “nell’emergenza si è accettata la telefonata, la mail, ma la legge sui compiti dei Sisp è chiara e va osservata” e ricorda come “giustamente, noi medici monitoriamo e seguiamo i pazienti. Siamo medici. Ma questo non significa che chi, per legge ha un compito, sia esentato dallo svolgerlo come previsto”.

Quanto ai tamponi richiesti e non fatti, perché le segnalazioni sono andate perse o per altre ragioni, il segretario della Fimmg non ha dubbi: “Se dovevano essere fatti e non sono stati fatti, questa è omissione d’atti d’ufficio”.  

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