REGIONE

Pappa e ciccia per salvare le Province

Il Consiglio regionale cambia la geografia e ribalta la decisione del Cal. Rimane Asti e viene smembrato il quadrante di Novara. Prevalgono i campanili, ma difficilmente il Governo recepirà

PASSO INDIETRO del Consiglio regionale

Il Consiglio regionale ribalta in gran parte la decisione del Cal, il Consiglio delle autonomie locali, salva la provincia di Asti e spacca il quadrante di Novara in due, con l’istituzione delle province di Biella-Vercelli e di Novara-Verbania. Si passa da 8 a 6 enti anziché da 8 a 4 - come prevedeva la proposta iniziale -  in quella che per il consigliere democratico Davide Gariglio è «la vittoria dei campanilismi». Di fronte a una platea di sindaci e amministratori locali venuti da tutto il Piemonte, e accompagnati anche da qualche parlamentare di zona, l’assemblea di via Alfieri decide di non decidere, abdica al proprio ruolo e a furor di popolo salva tutto il salvabile: la proposta che verrà recapitata al Governo sarà dunque di mantenere 6 province, due solo in meno rispetto a quelle attuali. Tra chi vota sì e chi si astiene dal pronunciamento, gli unici a essersi opposti sono stati i tre consiglieri dell’Italia dei Valori: Andrea Buquicchio, Lugi Cursio e Tullio Ponso: «Siamo per l'abolizione di tutte le province, comprese quelle piemontesi - ha detto in aula il capogruppo Buquicchio -. Per questo motivo, in coerenza con la posizione espressa dal nostro partito a livello nazionale, abbiamo votato contro il riassetto degli enti locali presentato oggi in Consiglio regionale».

 

Il provvedimento si è reso necessario in seguito all'approvazione del decreto legge governativo di razionalizzazione della spesa, la cosiddetta spending review, che chiede all'articolo 17 l’invio di una bozza di riordino da parte delle singole Regioni.

 

Eloquenti alla fine della discussione le parole del capogruppo Pd Aldo Reschigna, che pure ha rinunciato a prendere una posizione netta: «Oggi scaviamo un solco profondo tra questo Consiglio e l’opinione pubblica». L’aula ha approvato sia l’emendamento del capogruppo Pdl Luca Pedrale (foto accanto) (27 sì, 22 non partecipanti al voto e 3 no) con il quale viene istituita la provincia di Biella e Vercelli, separata da quella di Novara e Verbania, sia quello della consigliera democratica astigiana Angela Motta (30 sì, 14 no e 7 non partecipanti al voto) grazie al quale viene mantenuta la provincia di Asti, nonostante non sia in possesso dei requisiti richiesti dal Governo. Una battaglia con la quale i consiglieri delle province salvate pagano, di fatto, la cambiale al proprio elettorato, nonostante siano essi stessi consapevoli della velleità delle proposte che in questo modo Palazzo Lascaris invia al Ministro Filippo Patroni Griffi, il quale avrà poi l’ultima parola in merito, dopo che il 6 novembre la Corte Costituzionale si sarà pronunciata sui ricorsi legati al provvedimento.  

 

La delibera finale - approvata con 19 sì, 11 astenuti, 6 non partecipanti al voto e 3 contrari -  ha ricevuto il voto favorevole del Pdl, Pensionati e Verdi Verdi. Astenuti Pd, Moderati, Insieme per Bresso e Uniti per Bresso. Progett'Azione (con l’eccezione della consigliera Rosanna Valle), Lega Nord e Movimento 5 Stelle non hanno partecipato al voto così come Udc, Sel e Fds. Gli unici contrari, come detto, gli esponenti dipietristi.

 

Eloquenti a questo proposito le parole del presidente della Provincia di Torino e numero due dell’Upi Antonio Saitta: «Ci  siamo pavoneggiati per mesi sul ‘modello Piemonte’, presentando la scelta che avevamo assunto tutti noi presidenti delle 8 Province insieme a Roberto Cota per autoridurre il numero delle Province a quattro: ora che la Regione Piemonte è arrivata al momento decisivo, Cota non ha avuto il peso politico necessario per guidare il vero cambiamento e il Consiglio regionale ha fatto fare al Piemonte una brutta figura a livello nazionale, preferendo lo scaricabarile e dimostrando totale mancanza di coerenza. Cedere alle pressioni locali e ai campanilismi in un momento in cui l’Italia deve cambiare marcia è una segnale di grandissima debolezza politica. Chi amministra, a cominciare dai parlamentari che a Montecitorio non hanno fatto sentire la loro voce sul tema delle Province, ha il dovere di non guardare l’interesse locale, ma il bene collettivo».

 

Delusa dall'esito della votazione anche l'ex presidente Mercedes Bresso: «Abbiamo offerto l’immagine di un’istituzione non credibile, a differenza degli stessi amministratori  del Cal i quali hanno sostenuto una posizione condivisibile. Alla fine il Governo ovviamente sosterrà  il parere che costa meno alla collettività e ignorerà quanto votato in Consiglio regionale».

 

Di tutt'altro tenore le parole di Michele Marinello, Lega Nord: «Difenderemo sempre le province, se qualcuno le ucciderà come accadrà è questo governo mai votato da nessuno e sostenuto da altri partiti, non il nostro. Noi non saremo mai complici di questa operazione di distruzione del fondamentale sistema delle autonomie locali», mentre per Eleonora Artesio (Fds) «abbiamo assistito ad uno sdoppiamento di posizione dei partiti che a Roma sostengono il Governo e nel dibattito territoriale sposano la tesi dell’autonomia e della specificità di questo e quel territorio».

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6 Commenti

  1. avatar-4
    21:30 Mercoledì 24 Ottobre 2012 Piedmuntese @ Delta

    Non puoi essere vercellese. Ti spiego perchè: si parla della perdita di 2000 ca. posti lavorativi a favore di Novara; su una cittadina di 50.000 (abbondando) persone, di cui la metà anziani e 5000 bambini, più o meno, si sarebbe perso il 10% della forza lavoro. Se si vuole portare Vercelli a toccare quota 20.000 abitanti, ben venga lo smantellamento della provincia.

  2. avatar-4
    17:56 Mercoledì 24 Ottobre 2012 Delta Quali vantaggi?

    Forse non è chiaro che qua nessuno parla dei politici, ma dei posti di lavoro. Dire che si perderanno dei posti di lavoro è fuorviante e utile a far presa solo sull'ignoranza. Sappiamo bene che nessuno sarebbe licenziato, saranno solo trasferiti 20 km più ad est. Nessuno perderebbe il posto di lavoro. Nessun disoccupato in più, solo un notevole risparmio sul medio lungo termine. Un politico però non non pensa all'interesse delle future generazioni, bensì all'interesse proprio e dei dipendenti pubblici. Io e molti altri cittadini vercellesi speriamo che in cdm "non si limitino a fare da notai" ma decidano.

  3. avatar-4
    15:51 Mercoledì 24 Ottobre 2012 Piedmuntese Piedmuntese

    Forse non avete capito che con le riforme di Monti le giunte provinciali non saranno pagate ma saranno "volontari" eletti dai sindaci della provincia. E non abbiamo perso più di 1500 posti, che per un territorio non industriale come il nostro sono un'enormità.

  4. avatar-4
    12:08 Mercoledì 24 Ottobre 2012 geritrap Governo

    Dai Monti! Pensaci tu a diminuire (per adesso)il numero di province che se no i territori le moltiplicano per sette... naturalmente per aumentare i posti di lavoro...

  5. avatar-4
    09:41 Mercoledì 24 Ottobre 2012 Delta La solita vergogna

    Era un'occasione per poter tagliare sulla spesa pubblica, ma come sempre accade in Italia sono più tutelati gli interessi di quei 1000 dipendenti pubblici che dei rimanenti 300.000 cittadini. Un peccato, da vercellese me ne vergogno molto, soprattutto visto anche che il sindaco che dovrebbe tutelare l'interesse mio e dei cittadini... era lì presente a tutelare il Suo.

  6. avatar-4
    19:28 Martedì 23 Ottobre 2012 Piedmuntese Campanilismo o vittoria popolare?

    Ha vinto un territorio che avrebbe perso più di 1500 posti di lavoro, altrochè campanilismo! Informiamoci prima di parlare, grazie.

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