DEMOCRAZIA GRILLINA

Le parlamentarie finiscono a schifio

Botte da orbi (su Facebook) tra Vittorio Bertola e Davide Bono, i due leader del Movimento 5 Stelle. Sullo sfondo la battaglia per chi deve andare a Roma, tra protetti, dipendenti e parenti. E lo Staff, dall'alto, osserva preoccupato

GRANDE ACCUSATORE Bertola con Grillo

La democrazia secondo Beppe Grillo: l’esperimento Parlamentarie rischia di rivelarsi un boomerang. La consultazione interna al mondo grillino per la scelta dei “cittadini” – come chiamano gli onorevoli - che dovranno rappresentare a Roma le istanze del comico ha provocato una rissa perenne tra i principali esponenti del Movimento. La querelle è ancora una volta tra i due galli del pollaio a 5 Stelle del Piemonte: il capogruppo al Comune di Torino Vittorio Bertola e il suo omologo in Regione Piemonte Davide Bono. Perché non esisteranno le correnti, ma gli schieramenti in campo si sono ormai delineati con una certa chiarezza ed è chiaro che questo passaggio è cruciale per ridisegnare la geografia politica dei grillini piemontesi.

 

Bertola affida tutto il suo disappunto a una nota su Facebook: “Il consigliere regionale Davide Bono – scrive - ha indicato a tutto il mondo due candidati da non votare perché considerati da lui miei amici, lui è libero di farlo anche se è in conflitto di interessi (tra gli altri candidati ci sono tre suoi dipendenti e la moglie del quarto). Io ho detto sempre tutto con trasparenza e non ho rapporti di lavoro o di denaro con alcuno dei candidati”. Incongruenze evidentemente sfuggite allo Staff, organo supremo del Movimento, che tutto sa e tutto vede. O forse trattasi di eccezioni, oggi tollerate e magari domani usate contro chi ne ha usufruito (leggi caso Fabrizio Biolè).


“Credo […] non sia giusto che un consigliere regionale usi la propria visibilità per indicare al ludibrio di migliaia di persone due privati cittadini con scarse chance di elezione e con il solo torto di essere attivisti del Movimento da una vita e di essersi dati disponibili a partecipare a questo esperimento (e, per uno, di aver speso qualche euro in pubblicità su Facebook). E io mi sento in dovere di difendere gli attivisti del mio gruppo” prosegue Bertola, che ieri ha avuto sulla questione un confronto con l’anima grigia del Movimento Gianroberto Casaleggio, e poi sentenzia: “Il dibattito, anche sulle persone, fa parte della democrazia. Purtroppo la degenerazione di questo dibattito dimostra una grave immaturità del Movimento nel suo complesso: non possiamo certo pensare di cambiare il mondo se alla prima volta in cui ci sono in ballo poltrone nazionali finisce in questo modo. Per quanto mi riguarda, il mio mandato è, come sempre, a disposizione dei cittadini torinesi”. La resa dei conti si avvicina. 

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