SANITA' & POLITICA

Saitta imbrigliato nella rete ospedaliera

L'assessore si presenta in commissione regionale senza delibera definitiva e scatena le ire di maggioranza e opposizione. M5s abbandona l'aula per protesta. Crescente imbarazzo del Pd. Sindaci dell’Alessandrino sul piede di guerra

Una delibera che non c’è, sindaci sulle barricate, opposizioni agguerrite e una maggioranza in evidente imbarazzo: la cartella clinica della riforma della rete ospedaliera piemontese è quella di un paziente in prognosi riservata. L’ultimo bollettino è quello che esce dalla riunione di stamane della IV commissione di Palazzo Lascaris dove l’assessore era atteso con l’atto destinato a essere approvato dalla giunta e, invece, Antonio Saitta al posto della delibera ha rifilato ai consiglieri un’altra carrellata di slide. “Non è ancora ultimata” ha spiegato. Risultato: il M5s ha abbandonato l’aula per protesta, le altre minoranze sono rimaste, ma col paradosso di discutere una riorganizzazione che non è ancora stata messa nero su bianco. Imbarazzo crescente nel Pd che, alla difficoltà di sostenere alcuni provvedimento osteggiati quand’era all’opposizione, aggiunge intoppi e rinvii a catena che stano segnando il percorso della riforma. E poi i sindaci: un nutrito gruppo dell’Acquese, guidato dall’ex assessore leghista Riccardo Molinari oggi segretario provinciale del Carroccio, era già nell’androne prima dell’inizio dei lavori della commissione.

 

La riunione è convocata per le 8,30 e certo non ha contribuito a distendere gli animi il ritardo di Saitta, rimasto imbottigliato nel traffico, come ammesso da lui stesso su Facebook, con i consiglieri Pd che gli battevano il tempo. Un anticipo sui tempi canonici della politica per consentire di concludere la discussione in tempo per la giunta di metà mattinata in cui approvare la delibera. La giunta,  però,  sarà annullata e rinviata a dopodomani: Sergio Chiamparino è impegnato a Bardonecchia  per l’inaugurazione del raddoppio del Traforo del Frejus.  Ma non è questa l’unica sorpresa.

 

Nel prosieguo della discussione, avviata la scorsa settimana, il canovaccio non è cambiato: Saitta senza la delibera, ma con le contestate (dalle opposizioni) diapositive, le linee generali della riforma, i ridimensionamenti previsti per alcuni ospedali, la necessità di presentarsi a Roma con i “compiti fatti” per cercare di uscire, entro il prossimo anno, dal piano di rientro. I grillini accusano la maggioranza e se ne vanno (eccetto Davide Bono per il ruolo istituzionale di vicepresidente): «Il Movimento 5 Stelle questa mattina ha lasciato la commissione sanità – scrivono in una nota - per protestare contro l’arroganza dell’assessore Saitta che ancora una volta, nonostante le richieste, non ha presentato la bozza di delibera di revisione della rete ospedaliera. Ci siamo rifiutati di proseguire quello che era ormai diventato un teatrino inutile e privo di contenuti». Per i pentastellati Giorgio Bertola e Stefania Batzella «la Giunta, dopo le prime rivolte del territorio, prende tempo pur avendo rifiutato le nostre richieste di un rinvio della decisione per un maggior approfondimento».

 

Le altre minoranze restano e contestano. Ma non è ancora tutto. Fissato il passaggio in giunta per mercoledì, Saitta chiede che la discussione in Consiglio non avvenga domani come previsto, bensì la prossima settimana. Ad approvazione avvenuta, insomma. Altra levata di scudi dell’opposizione che ha buon gioco nel sostenere, come fa lo stesso Molinari per la Lega Nord che «in quella delibera ci saranno cose che è meglio non far sapere prima alle minoranze e ai cittadini. Cittadini che il centrosinistra ha ingannato in campagna elettorale assicurando che non si sarebbero stati tagli agli ospedali e invece si è visto come va a finire». Nulla da fare, intanto, per i sindaci dell’Alessandrino, tra cui molti del centrosinistra, che chiedevano a Saitta di tornare sui suoi passi evitando il declassamento con l’eliminazione del Dea (ovvero i pronto soccorso) dei nosocomi di Acqui e Tortona. Nell’incontro che è seguito alla riunione di commissione, l’assessore è stato perentorio: non si possono tenere quattro Dea nella provincia. In questo quadro complicato e convulso il Pd non ne esce certamente bene, diviso tra i palazzi regionali e le rimostranze dei suoi amministratori.

 

E c’è pure tra i consiglieri membri della IV commissione chi nei giorni scorsi aveva annunciato durissime prese di posizione, poi rivelatesi poco più di un buffetto. Di «netta contrarietà al piano di riorganizzazione e in particolare il declassamento dell'ospedale di Acqui» scriveva ancora l’altro giorno Valter Ottria definendolo «sbagliato sia nelle modalità con cui non è stato discusso, sia nel merito». Il consigliere dem assicurava come “Questa è la mia posizione che ribadirò in ogni sede e su cui cercherò di lavorare per far si che possa contribuire a cambiare il provvedimento”. In commissione non è previsto alcun voto, ma solo una discussione preliminare dell’atto amministrativo. Per giunta Ottria si è beccato pure qualche attacco colorito da parte di alcuni degli amministratori locali in attesa di essere ricevuti da Saitta e il presidente della commissione sanità Domenico Ravetti (foto) In questo marasma spunta pure un annuncio di un altro esponente dem, Daniele Valle, presidente della VI commissione: «Ho chiesto e ottenuto a Saitta rassicurazioni: nessun declassamento del Martini, pur rimanendo sotto osservazione. Nessun intervento sui presidi senza emergenza o già ridimensionati (Lanzo, Giaveno, Carmagnola, etc...), si affronteranno solo in seguito». Un altro segnale chel’annunciata riforma resta un work in progress, e Saitta o fatica a chiudere i giochi o, come pensano in tanti, preferisca continuare a tenere le carte coperte per evitare polemiche. Ad avvalorare quest’ultima tesi il nodo ancora non sciolto sul destino di Mauriziano e San Luigi: non possono entrambi continuare a conservare l’emergenza di secondo livello, per cui uno dovrà essere declassato. Quale? Saitta non risponde anche se a naso la sensazione è che a rimetterci sarà il nosocomio di Orbassano.

 

Incalzato dai consiglieri della commissione, il numero uno di corso Regina Margherita ha snocciolato i provvedimenti contenuti nella bozza di riorganizzazione "vendendoli" ai membri della commissione come frutto dei suoi appunti. Nulla di ufficiale, dunque e nessuna indicazione definitiva sui pronto soccorso che verranno ridimensionati e quelli che supereranno indenni la scure della Regione. La suddivisione è tra i cosiddetti "Hub", ovvero i Dea di secondo livello, e gli "Spoke", Dea di secondo livello, e poi gli ospedali di territorio e quelli di zone disagiate.

 

Leggi qui la tabella di Saitta

 

Perorazioni, rassicurazioni, parti in commedia: uno scenario dove la confusione sembra prendere il sopravvento e ammantare di ulteriori dubbi un passo importante, qual è la riforma della rete ospedaliera, per cercare di far uscire il Piemonte dal commissariamento di fatto in cui è stretto. L’ennesima gatta da pelare in casa dem è la richiesta di far slittare la discussione in aula prevista per domani: se ne deve occupare in queste ore il numero uno a Palazzo Lascaris Davide Gariglio in una riunione di capigruppo data per imminente. Ma al centro resta una domanda: se dopodomani la delibera passerà in giunta, perché non portarla in Consiglio domani anche se abbozzata e magari mancante di qualche rifinitura? Il rischio per Saitta e per la giunta è quello di alimentare e suffragare le tesi delle opposizioni: il timore di scoprire le carte prima che Chiamparino ci abbia messo la firma. (sr)

 

Leggi anche:

Saitta mani di forbice in corsia