Terzo Valico non sia un’altra Valsusa
08:20 Sabato 04 Aprile 2015 1Si faccia tesoro degli errori commessi sulla Torino-Lione per evitare un nuovo fronte di battaglia. Dal Pd la sollecitazione a Chiamparino perché "collochi l'opera al centro dell'attenzione della Regione". Il neo ministro Delrio atteso in Commissione Trasporti
Sul Terzo Valico ferroviario Sergio Chiamparino batta un colpo e la politica non lasci ai comitati il compito di informare i cittadini. Mentre l’insediamento di Graziano Delrio al ministero delle Infrastrutture alimenta speranze in un recupero dei troppi ritardi accumulati, a incominciare da quelli che hanno impedito fino ad oggi la nomina del nuovo commissario straordinario di governo per la grande opera, dal Pd arrivano due forti richiami, che nascono da altrettante preoccupazioni. “Le battaglie contro le grandi opere dalla Valsusa si spostano in massa nelle valli alessandrine?” si chiede il consigliere regionale e fino a pochi mesi fa segretario del Pd mandrogno Domenico Ravetti che spiega come la sua domanda porti con sé una sorta di allarme, ovvero ”che la politica, dai partiti agli enti locali, venga nei fatti superata e sostituita dai comitati contrari a Terzo Valico nell’indispensabile ruolo di informazione e rapporto con i cittadini”. Una sorta di autodafé quello che arriva dall’esponente dem che chiama in causa, in primis lo stesso partito e non da meno tutti quegli amministratori interessati dalla grande opera ferroviaria, per la stragrande maggioranza dei casi appartenenti allo stesso centrosinistra.
Quella di Ravetti suona, però, anche come un’esortazione che egli stesso ammette di rivolgere a chi fa politica e a chi siede nelle istituzioni “ad attivarsi con più determinazione rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi”. Insomma, compagni sveglia. I campanelli d’allarme, circa una crescita dei movimenti contrari alla linea ferroviaria rispetto a un fronte del sì a dir poco sonnacchioso, non mancano. A Novi Ligure i comitati hanno annunciato “una grande marcia popolare” per sabato 18 aprile ad Arquata Scrivia. “Protesteremo ancora una volta tutte e tutti insieme – ha spiegato il movimento No Tav – per pretendere lo stop dei cantieri, la cancellazione delle legge obiettivo e del decreto sblocca Italia, la messa in sicurezza del territorio dal dissesto idrogeologico e il dirottamento dei fondi del Terzo Valico a favore di sanità, scuola, casa e reddito. È questo il tempo di chiudere la partita del Terzo Valico”.
Non può essere tralasciato il peso che situazioni di illegalità o border line che hanno interessato alcune aziende impegnate nell’opera, vicende che hanno segnato punti a favore di chi contesta l’opera. Se passa un solo tipo di messaggio, se non si è in grado di spiegare le ragioni di questa scelta che ci vede favorevoli o non si ha voglia di farlo, è il ragionamento del consigliere regionale dem, poi non ci si può limitare a recriminare quando la situazione degenererà o assumerà toni e risvolti che abbiamo visto in Valsusa.
Il secondo richiamo, quello diretto al presidente della Regione, arriva sempre dal Pd, anzi per essere precisi, sempre da un esponente di quegli ex giovani turchi ora riuniti in Rifare l’Italia cui appartiene Ravetti e di cui Stefano Esposito è ormai il riferimento riconosciuto in Piemonte. E lui, il senatore vicepresidente della Commissione Trasporti di Palazzo Madama, a sostenere come “l’allarme e il richiamo lanciati da Ravetti sono più che giustificati e a dir poco doverosi”. Ma va oltre, Esposito: “Il mio è un appello a Chiamparino che so attento a questa vicenda. A lui dico che è arrivato il momento per la Regione di battere i pugni sul tavolo per il Terzo Valico con il governo, ma anche di collocare quest’opera al centro dell’attenzione della Regione stessa. C’è bisogno di mettere in atto buone pratiche e per farlo non bisogna inventare nulla, basta copiare. Ma occorre muoversi”.
Che la Regione tratti di sguincio o quasi per nulla una questione come quella di una delle grandi opere che sono in corso sul suo territorio non è, per il senatore dem, la strada giusta per evitare guai, dice proprio “guai” Esposito quando ripete che “se non si cambia registro, arriveranno”. C’è la questione delle infiltrazioni malavitose e del malaffare, ci sono le inchieste, come quella di Firenze, che hanno confermato come quel cuscinetto di impermeabilità che si è riuscito a costruire attorno alla Tav è ancora lontana per quest’altra opera pubblica. Da mesi si parla di istituire un organismo interforze sul modello del Gitav, ma fino ad oggi non si è mosso nulla. Anche per questo, secondo alcuni esponenti del Pd, è necessario un intervento energico di Chiamparino che troverebbe comunque sponda in parlamento. E pure, ci si augura tra i dem, nel nuovo ministro delle Infrastrutture insediatosi ieri.
Con Maurizio Lupi le cose non è che siano andate sempre lisce. Tantomeno in fretta. Ormai quella della nomina del nuovo commissario governativo per il Terzo Valico, dopo la fine del mandato di Valter Lupi, è diventata una telenovela. Pochi giorni prima che il ministro di Ncd rassegnasse le dimissioni travolto dalla vicenda Incalza, i sindaci avevano sollecitato una soluzione immediata del problema con una lettera dai toni molto duri: Maurizio Lupi rassicurò e promise tempi rapidi. Ma fu più rapida la sua uscita dal governo. Adesso il dossier è sul tavolo di Delrio che nei prossimi giorni sarà in commissione Trasporti al Senato dove Esposito e il collega Daniele Borioli promettono di tampinarlo, sollecitandolo a definire una volta per tutte la faccenda del commissario. E mentre nell’Alessandrino qualche politico temporaneamente in panchina (tra cui l’ex deputato del Pd Mario Lovelli, ma non è il solo) sta facendo più di un pensierino su quel posto in ballo, s’appresta ad approdare finalmente in Parlamento quell’ordine del giorno, sottoscritto tra gli altri proprio da Borioli ed Esposito e che aveva fatto imbestialire proprio Incalza perché conteneva l’impegno del governo utilizzare per la sistemazione delle infrastrutture danneggiate dall’alluvione i fondi di compensazione per il Terzo Valico assegnati al general contractor Cociv. Un impiego di milioni di euro che non era piaciuto a Incalza che ne aveva parlato con lo stesso ministro Lupi in termini nient’affatto morbidi. La discussione della proposta indigesta non solo a Incalza ma forse e soprattutto a chi aveva in lui il suo rifermento al ministero di Porta Pia, sarà calendarizzata a breve.


