POLITICA & SANITA'

Nomine Asl, vince il partito di Moirano

Un direttore troppo potente, un assessore che non tocca boccia, la politica esautorata dalla partita. Così in Regione si è passati dal Cencelli al monocolore Agenas. Ma contro le procedure di selezione c'è chi sta valutando di presentare ricorsi

La questione, all’apparenza, è semplice: se dell’operato dei futuri vertici delle aziende sanitarie potrà essere chiamata a rispondere la politica, allora la politica sia messa nelle condizioni (almeno) di conoscere i criteri che hanno portato alla loro scelta. Questione semplice, ma dalle conseguenze ancora da capire e soprattutto dietro la quale si nasconderebbero non pochi mal di pancia, in seno almeno a gran parte del Pd piemontese e dei suoi alleati. A metterla sul tavolo, nel corso di una riunione del gruppo consiliare cui ha partecipato l’assessore alla Sanità Antonio Saitta, è stato proprio il capogruppo Davide Gariglio, che avrebbe anche  chiesto di poter conoscere la relazione della troika cui la giunta ha demandato il compito di stabilire chi è idoneo per dirigere un’azienda sanitaria, arrivando all’ormai noto elenco dei cinquanta. Liquidare questo come la volontà di mettere becco sulle scelte sarebbe approssimativo e, probabilmente, nasconderebbe la vera ragione di una certa quale irritazione in casa dem. Più probabile, anche se nessuno lo ammetterà, la sensazione di trovarsi di fronte a un piatto preparato e servito da una squadra di tecnici da cui la politica – Chiamparino e Saitta – dovrà fare la scelta finale dei sedici nuovi direttori sulla quale, se seguirà la logica fino ad oggi, non potranno che pesare in maniera determinante le indicazioni della parte tecnica di corso Regina, ovvero di  Fulvio Moirano. Sul ruolo del direttore generale della Sanità e su un presunto giro di amici pronti ad essere sistemati nelle Asl e nelle Aso più strategiche i rumors si sprecano, tra aspirazioni, delusioni, immancabili schizzi di veleno e, magari, qualche fondo di verità.

 

Nulla di nuovo sotto il sole. Semmai proprio alcuni nomi che si dice siano non da oggi vicino all’ex numero uno di Agenas e che compaiono tra i promossi, non fanno che alimentare queste voci e quelle previsioni che potranno essere smentite solo lunedì prossimo al momento della designazione dei nuovi manager. Tra i Moirano boys, in questo caso girls, figurerebbero, ad esempio la ligure Ida Grossi, in passato alla Asl 3 genovese e ora a Catania, e Giovanna Baraldi, bolognese ma attuale direttore generale dell’Aso di Cuneo che della potente agenzia è stata responsabile dei rapporti con le Regioni e coordinatore dei piani di rientro delle amministrazioni con disavanzo nell’ambito dei quali ha collaborato coi Ministeri della Salute e dell’Economia. Sempre da oltre Appennino, nient’affatto sgradito in corso Regina, e assai ben visto da Saitta, è Paolo Cavagnaro, attualmente a capo della Asl di Chiavari, in scadenza nel giro di pochi mesi e soprattutto in un’azienda della quale è previsto l’accorpamento con la 3 genovese. Della truppa ligure pronta a sbarcare in Piemonte fa parte anche Corrado Bedogni (sul quale sono circolate lettere anonime di discredito) così come l’ex direttore sanitario del San Martino, Luciano Bernini ora direttore sanitario all’Aso di Alessandria. Se Bedogni, pur con qualche resistenza, punterebbe sul Cuneese, per Bernini potrebbero aprirsi le porte per un’azienda nella provincia, da Asti a Vercelli, visto che all’Asl alessandrina pare destinato a migrare, dall’Aso dov’è ora, Nicola Giorgione.

 

Dello stretto rapporto con Moirano, dai tempi di Agenas, di Thomas Schael, il tedesco di corso Regina è superfluo dire. Se non si deciderà per tenerlo ancora in assessorato, con qualche perplessità nel ruolo di censore e di futuro direttore per subentrare a Gian Paolo Zanetta alle Molinette, per lui si aprirebbero le porte di un’azienda torinese di peso, come la To2. E proprio sulla bocciatura da parte della troika dell’attuale direttore della To2, Maurizio Dall’Acqua si sono registrate reazioni, tra lo stupito e l’irritato pure in ambito del centrosinistra, dove si devono digerire anche altre stroncature dopo il colloquio finale, come quella del primario alessandrino Gianfranco Ghiazza, probabile direttore sanitario all’Aso alessandrina se a dirigere questa andasse l’attuale direttore amministrativo dell’Asl mandrogna Stefano Manfredi. Una partita particolare, quella per i posizionamenti in riva al Tanaro, dove se si confermasse il passaggio all’Asl di Giorgione, il Pd locale potrebbe fare sentire la sua voce per avere all’Aso un uomo di area per rimarginare almeno in parte la ferita sofferta dalla mancanza di un assessore alessandrino nella giunta Chiamparino. Sempre in riva al Tanaro potrebbe arrivare anche un dirigente di lungo corso, con nel curriculum anche un periodo alla guida dell’assessorato, come l’attuale numero uno dell’Asl di Asti Valter Galante, all’epoca di area centrodestra, ma con un passato da dirigente della Cgil e al quale la stessa "comunista" Eleonora Artesio quando fu assessore affidò studi e progetti di un certo rilievo.

 

Il risiko è tutto da giocare, apparentemente. La sensazione di non pochi tra coloro che hanno partecipato alla riunione in cui Gariglio ha sollevato la questione, è infatti che tutto sia stato ormai deciso. Non solo i nomi, ma anche le caselle dove inserirli, ovvero le aziende. Ipotesi più che probabile, visto che lunedì in giunta saranno approvate le nomine. Blindatissime, a quanto confermano gli stessi maggiorenti dem. Meno blindata pare, invece, la procedura utilizzata per arrivare all’elenco degli idonei. In qualche studio legale si stanno già studiando e preparando le carte per i ricorsi. L’eventualità era già emersa nei mesi scorsi quando la commissione stabilì e comunicò, a domande già presentate, nuovi criteri di selezione. Oggi la conferma che non tutti se ne staranno buoni e accetteranno di buon grado il verdetto arriva, tra l’altro, da quanto scrive uno degli esclusi dopo il colloquio al dirigenti dell’assessorato Valter Baratta, cui è stato assegnato l’ingrato compito di comunicare le esclusioni. “ Ho letto, non senza sorpresa, l’esito del colloquio per l’inserimento nell’albo regionale (in difformità dalla normativa nazionale - che prevede il possesso di un minimo di titoli - 5 anni di apicalità) in cui, secondo linee scelte dalla Commissione di valutazione (era una Commissione di esame?) non note a chi Le scrive e di cui – sottolinea uno dei candidati bocciati - chiedo notizia, così come della documentazione di valutazione che è stata redatta dalla Commissione stessa, in cui verrei escluso da un elenco per carenza di profilo idoneo”.

 

Il non idoneo ritiene questa definizione espressa dalla troika “non solo priva di qualsiasi significato tecnico e professionale (…) ma persino offensiva nei confronti di altri candidati che conosco e che stimo per qualità professionali, umane, esperienza e passione nel proprio lavoro, che hanno ricoperto e ricoprono tuttora posizioni di alta direzione aziendale o regionale”. Nella comunicazione inviata in corso Regina si legge, ancora come “l’inserimento nell’albo prescinde dalle abilità professionali ma è puramente individuabile a seguito del possesso di adeguati titoli personali minimi e la selezione successiva è determinata dalla Giunta Regionale sulla base di valutazioni tecnico professionali e politiche”, e quindi “l’esclusione non può essere decisa da nessuna commissione se non per carenza di titoli specifici o per motivi giuridici”. Il dirigente che si è trovato escluso chiede alla dirigenza dell’assessorato “di rivedere, ove in via di approvazione, l’elenco degli idonei (che devono avere un minimo di 5 anni di apicalità e autonomia funzionale e relazionale con l’esterno e non una valutazione di una commissione esterna), inserendo tutti quanti siano in questa situazione tecnico giuridica, escludendo, chiaramente, quanti non sono in possesso di detti titoli o di una posizione giuridica idonea utile per essere inseriti nell'albo regionale”. Ovviamente c’è l’ulteriore richiesta di “copia della documentazione prodotta dalla commissione di valutazione onde comprendere i motivi della mancata valutazione di idoneità di profilo (…), considerato che nel corso del colloquio chi scrive non ha avuto, in nessun modo, considerazioni contrarie a quanto stava esplicitando”.

 

Troika sotto accusa, insomma. Ma anche, inevitabilmente, chi le ha affidato quel compito di selezionare “con criteri esclusivamente tecnici e meritocratici che tengano fuori la politica”, come annunciato da Saitta per evitare errori commessi in passato e dare una svolta nelle nomine dei vertici delle aziende sanitarie. Direttori di nomina politica e di cui la stessa può essere chiamata a risponderne, ma scelti in una rosa indicata da tecnici con criteri che, a quanto emerso dalla riunione del gruppo Pd, non sono noti agli stessi politici. Un corto circuito capace di far scattare più di un allarme.

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