“Con Renzi senza passare per Verdini”
Stefano Rizzi 07:35 Venerdì 24 Luglio 2015 2La coppia Repetti&Bondi conferma la conversione al verbo renziano ma smentisce l'adesione alla nuova formazione dei "responsabili" allestita dall'ex eminenza grigia di Arcore. Dove potrebbe invece approdare il girouette del Senato, l'ex leghista Davico
“Si può essere più vicini a Renzi di quanto, magari, non lo sarà il gruppo di Verdini”. Già, perché se la lontananza da Silvio Berlusconi e quel che resta della sua Forza Italia è ormai storia, l’immediato futuro di chi ha deciso di abbandonare l’ex Cavaliere si gioca su altre distanze: quelle dal Pd o, forse, da quel partito di Matteo Renzi che, soprattutto al Senato non può permettersi di disdegnare un solo voto, tanto più prezioso quando dalla sinistra interna arrivano allarmanti distinguo e differenziazioni. Così, nel giorno dell’annunciato abbandono di Denis Verdini e della costituzione di un gruppo a Palazzo Madama (dove bastano dieci parlamentari), il ragionamento che Manuela Repetti condensa nella frase pronunciata parlando con lo Spiffero non solo smentisce categoricamente il suo approdo e quello del suo compagno Sandro Bondi alla nuova formazione del grande architetto del Patto del Nazareno, ma apre pure a un nuovo scenario. Quello di una sparuta, ma non poco importante (per il già citato margine ristretto di seggi dem) vera falange renziana nelle fila del centrodestra, o quel che di esso rimane.
La battuta che circola al Senato sulla coppia – “Sono i più renziani e i più presenti di tutti in aula” – trova un fondo di verità nella decisione, peraltro più volte annunciata nel corso degli ultimi giorni, di non seguire l’amico Denis nella nuova avventura. Questo non significa che con l’ex macellaio di Fivizzano, da parte di Bondi&Repetti non ci sia feeling, “Molte delle sue valutazioni coincidono o sono molto vicine alle nostre” spiega la senatrice parlando al plurale per non divedere la coppia neppure nelle dichiarazioni. La fine del Patto del Nazareno, le accuse di Berlusconi a Renzi che ne seguirono, portarono La senatrice di Novi Ligure e l’ex ministro ad anticipare di mesi quanto fatto dallo stesso Verdini oggi. A far traboccare il vaso, ormai colmo, avevano contribuito anche le purghe del cerchio magico berlusconiano nei confronti dei ribelli fittiani proprio in Piemonte. Bondi aveva denunciato la fine illiberale di quel partito che egli stesso aveva fondato proprio su presupposti e orizzonti liberali. Nei giorni successivi l’annuncio dell’abbandono da parte della coppia, poi congelata dopo un estremo quanto vano tentativo di Berlusconi di fermare la coppia in fuga. C’era stato, poi, il caffè offerto da Raffaele Fitto agli ormai ex azzurri, ma nulla di più ci sarebbe stato e non sarebbe potuto essere: il Cameron della Puglia è avversario dichiarato di Renzi, Bondi e Repetti no, anzi. Votano la fiducia posta sulle norme antiterrorismo, voteranno altre misure del governo.
Il loro approdo al progetto che da mesi vede al lavoro Verdini, sembrava lo sbocco naturale. Invece no. “Restiamo nel gruppo misto - ribadisce oggi la senatrice – liberi di votare quello che riteniamo giusto”. Il non detto è: intruppati in un caravanserraglio, sia pure vicino alle posizioni del governo, potrebbe impedirci di assumere posizioni che noi riteniamo di assumere, magari proprio per disegnare future collocazioni. Due voti a Palazzo Madama, con la sinistra dem arroccata su sponde che possono mettere in difficoltà il premier, non sono poca cosa. Se poi i rapporti con Renzi, magari favoriti da un Luca Lotti o da altri molto vicini a Matteo, sono diretti e non mediati da logiche proprie di un gruppo, beh allora la falange renziana sotto le vesti della coppia più bella del mondo berlusconiano che fu, ha più di una ragione a restare dov’è. “Non mi si descriva come pronta a passare armi e bagagli nel Pd di Renzi” aveva detto la bionda senatrice dopo il primo voto a favore del governo. “Stiamo dove siamo” dice oggi, togliendo definitivamente la speranza al “caro Denis” di annoverarla, insieme all’ex aedo dell’ex Cavaliere, nella lista dei verdiniani.
Lista, Azione liberalpopolare, alla quale sarebbe invece tentato di iscriversi un altro parlamentare piemontese, quel Michelino Davico, ex sottosegretario leghista agli Interni che dopo aver lasciato il Carroccio si è proposto come presidio della rediviva Italia dei Valori. Il senatore braidese, dopo una iniziale liaison con Ncd, al momento siede tra gli esponenti di Gal (Grandi Autonomie e Libertà) e allo Spiffero non smentisce i contatti con Verdini. Un passaggio che, a dar retta ai rumors romani, sarebbe caldeggiato niente meno che da Fabrizio Palenzona, Chissà.


