I poveri cristi del Nazareno
17:36 Mercoledì 04 Febbraio 2015 2Il marasma che regna in Forza Italia investe anche il partito in Piemonte. E mentre si consuma l'ultimo (?) atto dello scontro tra Berlusconi e Fitto, il rinnovo dei vertici locali passa in cavalleria. Le reazioni di Malan, Repetti, Ravetto e Cirio
L’assemblea dei gruppi parlamentari di Forza Italia è rinviata a data da destinarsi. L’sms che disinnesca (per ora) la bomba pronta a deflagrare dalle 15 di oggi tra i berluscones dopo “il gioco sporco” di Matteo Renzi per la scelta del candidato al Quirinale viene ben presto superato da un infittirsi di messaggi da deputati e senatori. Una fitta corrispondenza via cellulare prima, durante e dopo l’ufficio di presidenza, in cui l’azzeramento degli incarichi richiesto con forza da Raffaele Fitto alla fine è stato congelato pure quello. Nel freezer, o addirittura in soffitta, Giovanni Toti ha messo il Patto del Nazareno “così come è stato interpretato fino a oggi, noi lo riteniamo rotto, scegliete voi come possiamo dire, congelato, finito”. Lo stesso Patto che ancora ieri il coordinatore azzurro del Piemonte, Gilberto Pichetto, dava, pur un po’ tossicchiante, ancora in grado di marciare, regolandogli il minimo, se del caso, come sa fare quel gran genio del suo amico Silvio. “L’unico fenomeno in Forza Italia dove tanti si credono di esserlo, ma non lo sono” chiosa da Bruxelles Alberto Cirio, un altro piemontese ammesso alla corte di Arcore e sempre più nelle corde dell’ex Cavaliere, tanto da far ricorrere il suo nome come probabile successore dello stesso Pichetto alla guida del partito in Piemonte.
Una partita quella del ventilato rinnovo dei vertici piemontesi che proprio per lo sconquasso continuo a corte, rischia di dover segnare ulteriori rallentamenti, con tutte le conseguenze negative facilmente immaginabili. Lucio Malan, un altro papabile per guidare Forza Italia in terra allobroga, è tranchant: “Il Patto non è mai esistito. Se uno dei contraenti cambia le condizioni quando ritiene e le viola quando gli fa comodo, questo non è un patto. Renzi è stato scorrettissimo, ma – aggiunge- noi dobbiamo guardare avanti”. Impresa ardua visto il marasma, i cambi di marcia e i dietrofront che ancora oggi si sono consumati in una delle giornate più dure per il partito che, per dirla con Laura Ravetto “deve lavorare subito per la riunificazione del centrodestra”. Lo sguardo di Malan è rivolto verso quel “cambio di passo che contempli anche cambi di persone, ma non un azzeramento totale come chiesto da Fitto. Si devono valutare i singoli casi, così come è necessario che si dia più spazio a chi rappresenti il partito inteso come elettorato e come iscritti”.
Una linea quella del senatore pinerolese che se non abbraccia le tesi dure e pure dell’ex governatore della Puglia, qualcosa da esse ne attinge. Così come fa l’altra parlamentare eletta in Piemonte, Manuela Repetti che in tivù difende il suo compagno Sandro Bondi dalle antiche e “ingiuste” accuse per i crolli a Pompei, mentre nelle stesse ore si contano già macerie nel partito con transfughi pronti a dirigersi verso Matteo Salvini. “Forse siamo stati ingenui” ammette la compagna dell’ex aedo di Silvio. “Aver dato retta a chi diceva di non votare la legge elettorale prima delle elezioni del Presidente della Repubblica, forse…”.
Ormai il crollo c’è stato. Fragoroso pure. Chapeau alla furbizia di Matteo, “E’ stato bravo a convincerci a votare la legge elettorale prima e a ricompattare su Mattarella la minoranza del Pd”, ammette Repetti. Loro, invece, meno: “Una volta conosciuto il nome di Mattarella come candidato avremmo fatto meglio ad intestarcelo, anziché impuntarci. Sì, forse sarebbe stato meglio non lasciare che la partita la giocasse solo un giocatore abile, cinico e non proprio corretto. Furbo, però”. Sulle riforme, Repetti, il cigno, si fa un po’ colomba: “Lo stesso Berlusconi ha detto che si voterà quello che ci convince. Ecco voteremo quello che convince noi, non quel che conviene a Renzi”. Le rogne del partito, dice di guardarle con un certo distacco, ma con quella “fiducia che mi fa pensare che si supereranno anche questi ostacoli, chiarendoci, ma senza mettere al rogo nessuno”. Neppure Denis Verdini, oggi alla gogna per il Patto e i rapporti con Renzi. “Ha assolto a un ruolo che gli è stato affidato. Non penso che Verdini sia un problema, tanto più il problema”.
Problemi che, comunque, non mancano. A partire dalle tensioni che si sono vissute da questa mattina tra riunioni indette e poi annullate, azzeramenti chiesti e poi respinti, fino allo sciame sismico che da Roma investe tutti i territori in cui, come in Piemonte, Forza Italia di grane ne ha già da vendere e di elettori e iscritti da recuperare una marea. “Tutto si risolverà quando Berlusconi tornerà in campo. Basta aspettare e non troppo” prevede da Bruxelles Alberto Cirio. Certo di una cosa: “Tanti, in questo partito, pensano di essere dei fenomeni, ma l’unico è lui”.


