Guerra di potere (e soldi) sui rifiuti
Stefano Rizzi 07:45 Mercoledì 02 Dicembre 2015 3Il sud del Piemonte terra di conquista per i grandi player del settore, da A2A a Iren. Fanno gola le partecipate pubbliche dove i sindaci dettano la linea con un occhio agli assetti politici, in particolare nel Pd. Battuta d'arresto per il fassiniano De Capitani
Travolti da un cassonetto. La guerra non dichiarata, ma ormai aperta, sui molteplici e mutevoli fronti del business dei rifiuti rischia di mietere vittime, talvolta eccellenti, talaltra inconsapevoli di quel che sta accadendo nel dedalo di società, consorzi, partecipate, Comuni e grandi gruppi industriali. Tra poltrone che se ancora non ballano certo non sono più stabili come un tempo e cittadini che rischiano di scoprire l’alto prezzo di scelte decise dai loro sindaci, il Sud del Piemonte si conferma terra di probabile conquista – interesse, nella versione politically correct – per i grandi player del settore, ma anche terreno minato per altri, tra cui manager legati a doppio filo con la politica e che la politica potrebbe slegare da un momento all’altro lasciandoli sul ciglio del burrone.
Stefano De Capitani pare essere uno di questi. Chiamato dalla sindaca di Alessandria Rita Rossa poco meno di due anni fa alla presidenza della multiutility Amag e arrivato con il viatico di Piero Fassino, oggi si trova in una situazione ben diversa da quella annunciata e che, ufficialmente, viene riconfermata. L’inciampo che si è trovato di fronte ha l’aspetto di un contenitore della spezzatura messo di traverso sulla strada. Nella realtà è una lettera che pochi giorni fa l’ex direttore del Csi approdato in riva al Tanaro ha ricevuto in risposta alle sue richieste da Fulvio Delucchi, il presidente della partecipata comunale Aral che si occupa del trattamento dei rifiuti. Per questa azienda, uscita dalle secche e oggi con un fatturato di tutto rispetto, grazie anche al lavoro che svolge per l’Amiu di Genova in procinto di essere acquisita da Iren, la giunta della Rossa ha deciso recentemente di cedere le sue quote in parte al Gruppo Amag (il 51% di quelle di cui è in possesso) e il restante a un partner industriale privato, tramite gara. La sequenza iniziale pareva essere proprio questa: prima la maggioranza delle quote alla multiutility di cui il Comune possiede 74%, poi la messa sul mercato del restante con la ricerca di un partner non solo finanziario, ma soprattutto industriale. Invece
tutto lascia supporre un’inversione di rotta. Compresa quella lettera del presidente Aral che di fatto blocca da circa una settimana la due diligence di De Capitani sulla partecipata. L’uomo legato (non si sa ancora quanto) a Fassino, ha le mani legate: impossibile vedere i conti dell’azienda che deve (sia pure in parte) acquisire. La motivazione fornita da Delucchi di fronte alle richieste del numero uno di Amag sarebbe la necessità di avere indicazioni dall’azionista, ovvero dal Comune, ossia da Rita Rossa che poi è la stessa che volle e accolse De Capitani alla guida della multiutiliy.
Cosa succede in riva al Tanaro? Che ci sia più d’uno seduto lì ad aspettare è chiaro. Entrare in Aral è
appetibile, per più di un motivo, per gruppi come Iren di Francesco Profumo la cui presenza in Piemonte è già forte e pure per A2A che l’eventuale approdo alessandrino completerebbe la geografia piemontese che già la vede presidiare il Nord con la discarica di Novara e l’impianto di Cavaglià nel bacino Vercelli-Biella-Verbano Cusio Ossola e il Cuneese con la struttura di Villafalletto, ma anche ad altri operatori in possesso – clausola molto probabile per la partecipazione alla gara – di un termovalorizzatore. Tra questi anche Lgh che ha il suo impianto più vicino a Parona, in Lomellina, e che se venisse acquista dalla stessa A2A superando il veto al matrimonio sollevato da uno degli azionisti (Cogeme che raccoglie decine di Comuni del Bresciano) chiedendo una gara ad evidenza pubblica, ridurrebbe il numero degli aspiranti partner per Aral. Contatti tra Palazzo Rosso e Iren, così come con A2A ci sono stati e pare non si siano mai del tutto interrotti. La stessa intenzione di anticipare la
cessione di quote al partner privato rispetto ad Amag potrebbe anche significare il tentativo di alzare il prezzo o, magari, tenere il pallino in mano da parte del Comune fino a quando l’operazione non sia conclusa, compresa la gara che di fatto assimilerebbe il percorso di Aral a quello dell'astigiana Gaia che con l’ingresso di un partner privato - per cui si è già deciso il ricorso alla gara - conta di passare dall’attuale pareggio a un utile annuo di mezzo milione di euro. Se a tutto ciò si aggiunge lo stop imposto a De Capitani con la lettera di Delucchi (si presume con l’avallo della Rossa) lo scenario potrebbe apparire un po’ meno confuso.
Non meno foriera di polemiche si annuncia invece un’altra svolta sempre lungo la strada che corre tra discariche e cassonetti. È quella che ormai sembrano decisi a imprimere i Comuni soci di una partecipata del settore: la Econet che opera nel bacino dell’Acquese e dell’Ovadese. In controtendenza alle linee guida indicate anche dal governo, i sindaci (o almeno gran parte di essi) hanno deciso di trasformare Econet in un’azienda totalmente pubblica e, per fare questo, acquistare le quote ora in mano privata, ovvero Gestione Ambiente. Quest’ultima è una spa controllata al 55 per cento da Asmt
Servizi Industriali (a sua volta partecipata da 14 comuni del Tortonese e da Asm Voghera, altro contenitore di Comuni) mentre il restante 45 per cento di Gestione Ambiente è da ricondurre ad Acos Ambiente srl, società del gruppo Acos spa (gas, energia, acqua e rifiuti) di cui è amministratore delegato Mauro D’Ascenzi.
Lui, il potentissimo manager delle multiutility con alle spalle un impegno giovanile nel Pci di Novi Ligure e davanti una carriera sempre a sinistra nel mondo delle imprese che lo hanno portato a collezionare infiniti incarichi, tra cui la vicepresidenza, insieme a Catia Tomassetti (Acea) e Giovanni Vallotti (A2A) di Federutility, non si è certo opposto, dando il via libera alla vendita delle quote per un’operazione che pone non pochi interrogativi. Il principale è di ordine economico: la trasformazione, con relativi investimenti, in società totalmente pubblica comporterà per i Comuni soci di Econet un impegno
che pare si aggiri attorno ai 12 milioni di euro. Mica bruscolini, per i municipi sempre alle prese con i soldi che mancano pure per rappezzare l’asfalto. Non solo. Una legge del 2014 impone agli stessi Comuni di accantonare una somma equivalente per fronteggiare eventuali perdite o situazioni finanziarie critiche della società. Dove troveranno questo denaro? Verranno accesi mutui? I cittadini saranno, inconsapevolmente, posti nelle non felice situazione di debitori a loro insaputa? Ma tant’è, la strada imboccata pare essere questa. Opposta o comunque assai diversa all’altra intrapresa proprio da D’Ascenzi che ieri l’altro ha inviato al gestore, ovvero il Consorzio servizi rifiuti del Novese, Ovadese, Tortonese e Acquese il piano industriale il cui punto di svolta è dato dalla fusione delle attuali quattro società (Acos Ambiente, 5 Valli, Asmt e Gestione Ambiente) in un unico soggetto. I Cavalieri bianchi (o rossi) intanto aspettano sulla riva del Tanaro.



