POLITICA & ECONOMIA

Piemonte tra la via Emilia e l’Ue

La Regione rispetta gli obiettivi solo per i fondi sociali mentre è tra le meno virtuose sulle certificazioni del Fesr. Anello debole sono le amministrazioni locali, costrette a fare i conti con la farraginosità delle procedure. Il modello emiliano

E alla fine a Sergio Chiamparino tocca invidiare (e magari cercare di inseguire) il modello emiliano. No, non l’archetipo della sinistra italiana, ormai pressoché sparito pure nella terra di Bersani come uno zampone la sera di Capodanno. Il modello da cui il Piemonte è ancora lontano è quello raccontato da freddi numeri e grafici dietro i quali sta, però, tutta la capacità di usare al meglio il denaro stanziato dall’Europa, ma che la stessa è pronta a richiedere indietro con rapacità nel caso non si rispetti la tabella di marcia. Rischio che una sola regione non corre: l’Emilia-Romagna, appunto. È la sola ad aver raggiunto e talvolta superato il target, insomma l’obiettivo fissato per la certificazione della spesa per i fondi europei, sia quello sociale europeo, sia quello di sviluppo regionale.

 

Il Piemonte – secondo l’elaborazione dei dati della Ragioneria dello Stato fatta dall’Osservatorio Il Sole 24Ore-Gruppo Clas – se riesce a sfangarla per i fondi Fse (destinati soprattutto alla formazione professionale) raggiungendo la soglia indicata, a finire verso il fondo della classifica la portano le mancate certificazione dei Fesr. Il sedicesimo posto (peraltro prima della Provincia di Trento, di Sardegna, Sicilia, Calabria e Veneto) è dovuto a quel segno negativo davanti a 13,4, dato che definisce in percentuale la distanza dal target e che equivale a soldi che rischiano di tornare a Bruxelles per essere dirottati altrove.

 

Va detto, tuttavia, che non tutto è perduto: i dati si fermano alla rilevazione del 31 ottobre e non comprendono gli ultimi due mesi cruciali per completare i pagamenti al 31 dicembre. Non solo: una soluzione potrebbe essere quella di “dirottare” i fondi da parte della Regione su altri progetti o porre in atto una serie di artifizi contabili tra cui una riprogrammazione, in modo da arrivare alla dead line per la rendicontazione fissata a marzo 2017. Ma quale la ragione della differenza, nell’ambito della stessa regione, tra il rispetto degli obiettivi dati per un fondo (Fes) e il ritardo sull’altro (Fesr)? Una chiave di lettura rimanda al ruolo giocato nel fondo in cui il Piemonte si avvicina alla maglia nera del Veneto dagli enti locali, i Comuni innanzitutto. Sarebbero progetti di questi enti a fare da zavorra: non tanto o comunque non sempre per responsabilità delle amministrazioni, quanto piuttosto per la farraginosità delle burocrazia e gli intoppi che hanno impedito la spesa del denaro arrivato da Bruxelles nei tempi previsti. Nel caso di opere, basti pensare oltre ai progetti a tutto quanto, dalle gare, alle assegnazioni, ai collaudi, senza dimenticare eventuali e sempre più frequenti ricorsi: insomma una strada in salita e irta di ostacoli che spesso ha portato a quello che i dati della Ragioneria dello Stato fotografano impietosamente.

 

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In più gli stessi vincoli posti dal patto di stabilità hanno spesso contribuito a complicare una procedura di per sé già oltremodo complessa. “Troppo complicata – commenta la consigliera regionale Claudia Porchietto (Forza Italia) che della materia si era occupata come assessore nella precedente giunta regionale –. Senza venire meno alle doverose procedure di controllo, il sistema va comunque snellito, reso meno difficile di quanto lo sia ora, specie per piccoli Comuni che si trovano in difficoltà e rischiano di perdere opportunità importanti”.

 

Qualche intoppo e rallentamento, inoltre, si sarebbe verificato anche in concomitanza con il passaggio del testimone alla direzione dell’assessorato regionale e il necessario riavvio della complessa macchina burocratica di via Meucci. Macchina, peraltro alle prese con altre pressanti scadenze: quelle dei nuovi bandi. Anche in questo caso il Piemonte era partito a velocità ridotta, rimanendo di fatto fermo per un bel po’ mentre altre Regioni (come la vicina Liguria o la Toscana) avevano ingranato la quarta. Adesso qualche cosa ha preso a muoversi, anche se per l’ex zarina Mercedes Bresso il ritardo c’è, non è da poco e come ribadito in una recente intervista allo Spiffero  “si sta scherzando col fuoco. Siamo indietro e dobbiamo recuperare il più in fretta possibile il terreno perso”. Messaggio chiaro a Chiamparino e all’assessore Giuseppina De Santis. Ai quali a forza di sentire il paragone con l’Emilia Romagna, in testa pure nell’emanazione dei nuovi bandi, verrà in uggia il modello emiliano. Non quello dello zampone economico della sinistra. Quell’altro, che fa tenere ben stretti i soldi arrivati da Bruxelles.