POLITICA & ECONOMIA

Fondi europei, Piemonte al palo

Nonostante le sollecitazioni del mondo imprenditoriale la Regione non ha ancora predisposto le procedure per utilizzare i finanziamenti Ue. Un ritardo che potrebbe avere ripercussioni negative sulla ripresa. Nel mirino l'assessora De Santis

Una volta tanto che spendere non significa passare per scialacquatori di denaro pubblico, ma anzi ti fa balzare in cima alla classifica dei virtuosi, il Piemonte che fa? “Nulla, non si muove. È in ritardo su quello che avrebbe già dovuto aver concluso e non è ancora partito per la prossima tappa” accusa Claudia Porchietto, consigliera regionale di Forza Italia ed ex assessore nella giunta Cota. La questione è quella dei fondi europei. Critiche che non sono circoscritte al solo perimetro della politica, visto che rilievi sull’azione del governo regionale arrivano con crescente intensità dal sistema economico, con le associazioni datoriali tra le più preoccupate dei ritardi per la pubblicazione dei bandi. Il Piemonte, a differenza di altre regioni del Nord, sembra ferma al palo e, con l’eccezione del comparto agricolo, è fanalino di coda. Insomma, la strada per arrivare in tempo e non perdere milioni a decine, se non a centinaia, si fa in salita. E sempre più affollata dai mugugni che il mondo dell’impresa indirizza agli attuali amministratori regionali assessore Giuseppina De Santis in testa: più passa il tempo più opportunità si rischiano di perdere, è il messaggio chiaro arrivato anche in questi giorni dagli ambienti camerali che non hanno rinunciato ad investire della questione lo stesso presidente Sergio Chiamparino.

 

“Facciano pure polemica, ma not in my name” taglia corto la De Santis che difende quanto fatto finora, rivendicando pure quell’azione di tutela messa in atto pochi giorni fa grazie ad alcune variazioni al programma operativo del Fondo europeo di sviluppo regionale 2007-2013 e finalizzate alla presentazione della domanda di adesione al Piano di azione e coesione. “Un’azione di salvaguardia, per circa 40 milioni di euro per il finanziamento di alcuni interventi considerati di carattere strategico e che, a causa della loro complessità finanziaria e infrastrutturale – aveva spiegato la stessa De Santis - potrebbero richiedere tempistiche di realizzazione non compatibili con i termini di chiusura indicati dai regolamenti comunitari. In questo modo si mettono al sicuro le risorse per i territori al fine di consentire la conclusione degli investimenti già programmati”.

 

Rifiuta il terreno della polemica, ma pure le critiche a quei ritardi che come si paventa da più parti rischiano di far arrivare fuori tempo massimo il Piemonte alla scadenza inderogabile, per gli altri fondi, fissata al 31 dicembre. “Invece di pestare i piedi sarebbe meglio stare tutti attorno a un tavolo” manda a dire a chi l’accusa di gestire, a passo di lumaca, una macchina che deve invece evitare di essere superata – come invece accade – da altre regioni più rapide nell’utilizzo e nella programmazione delle risorse messe a disposizione da Bruxelles. Ritardi che la De Santis ammette sia pure con un po’ più di fatica di quanto non abbia fatto lo stesso Chiamparino pochi giorni addietro replicando a un segnale deciso arrivato dai vertici confindustriali. Ritardi che, invece, l’opposizione e non solo – i borbottii serpeggiano pure in alcuni assessorati dove sono pronti i progetti – rimarca come fortemente rischiosi per l’intero sistema Piemonte. Chiudere il programma rispettando la scadenza di fine anno e poi avviare la macchina per il programma 2104-2020, questa la tabella di marcia fissata nell’assessorato di via Meucci, che forse sconta più del previsto l’avvicendamento alla direzione (dall’esperto Giuseppe Benedetto alla neofita, almeno in questo campo, Giuliana Fenu).

 

Una road map che rischia tuttavia di accumulare ritardi vecchi a nuovi rallentamenti. “Per il nuovo programma non è ancora stato fatto nulla. Solo qualche annuncio, ma non c’è un bando – sostiene la Porchietto –. In questo modo si rischia di perdere qualche cosa come più di cento milioni di euro”. Previsione che semmai si dovesse avverare, anche in maniera più tenue, suonerebbe non solo come l’ennesima occasione perduta per la ripresa economica del Piemonte, ma anche come facile pretesto per chi non aspetta altro che rispondere a tono alle richieste rivolte da Torino a Roma per aumenti di risorse e riduzione dei tagli. Insomma, mentre ci si lamenta per la riduzione dei trasferimenti statali, poi si perde il treno dei finanziamenti europei.

 

Tra i motivi alla base della lentezza che segna quella che dovrebbe essere una corsa verso il tesoro di Bruxelles, pare ci sia anche una certa difficoltà nel funzionamento della stessa macchina burocratica regionale. Lo stesso cambio al vertice direzionale della struttura, secondo alcuni, può aver in qualche modo influito allungando il periodo di necessario rodaggio. “Soprattutto pare di capire che manca la necessaria copertura politica, l’impulso necessario perché si proceda speditamente. Invece sembra tutto avvolto in uno strano silenzio, addirittura difficile da penetrare per conoscere cosa veramente sta o piuttosto non sta succedendo” è ancora la critica mossa dall’opposizione con Claudia Porchietto, che sta organizzando un’iniziativa proprio sulla vicenda dei fondi europei con la presenza degli stakeholder  “e a cui speriamo partecipi anche Chiamparino “che, adesso dopo la decisione di lasciare la presidenza della Conferenza delle Regioni, forse avrà più tempo e modo di seguire e capire cosa succede nei suoi assessorati”.

 

Nell’attesa, parlano i dati: Toscana, Emilia-Romagna e Liguria sono le prime tre Regioni ad aver pubblicato il maggior numero di bandi per il programma 2014-2020. Seguono Friuli-Venezia Giulia e Lombardia. Un’altra lista elenca le Regioni che hanno avviato in maniera tempestiva sia il Por Fesr (fondo europeo sviluppo regionale) sia il Fse (fondo sociale europeo): Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Toscana, Marche, Lazio, Basilicata e Puglia. E il Piemonte? Chi l’ha visto?