POLITICA & GIUSTIZIA

Sitaf all’Anas: stop dei giudici

Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso del Gruppo Gavio contro il Comune di Torino. "Per vendere le quote della Torino-Bardonecchia serviva una gara pubblica". E i 75 milioni già incassati? - LEGGI LA SENTENZA

Tutto da rifare. Senza gara non si vende. Il Consiglio di Stato stoppa la cessione del 19% di Sitaf - la società che gestisce l’autostrada Torino-Bardonecchia e il Traforo del Frejus - dal Comune di Torino e dalla Città Metropolitana all’Anas, avvenuta alla fine del 2014, attraverso una trattativa negoziata anziché bando pubblico come previsto dalla legge. Accolto il ricorso di Ativa (Autostrada Torino-Aosta), della Sias del Gruppo Gavio e della Mattioda Pierino & figli, soci di minoranza della Sitaf, ed esclusi dalla trattativa nonostante avessero manifestato il proprio interesse all’acquisto, attraverso una offerta originaria di 70 milioni. La sentenza, pronunciata dal giudice Giuseppe Severini il 12 maggio scorso e depositata il 7 giugno, impone ora al prossimo sindaco di rifare da capo un’operazione che aveva fruttato 75 milioni, suddivisi tra Palazzo di Città (41) e via Maria Vittoria (34). Il capogruppo uscente di Fratelli d’Italia Maurizio Marrone parla di “buco sull’ultimo bilancio” e punta il dito contro il Pd che “non rinuncia a tenere i privati fuori dalle municipalizzate per mantenere il sistema di potere delle poltrone nei cda” annunciando un esposto alla Corte dei Conti. E d'altronde quella procedura venne contestata anche da alcuni maggiorenti del Pd come il capogruppo e segretario regionale Davide Gariglio e il senatore Stefano Esposito

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La contesa risale al dicembre del 2014, quando Piero Fassino, nella doppia veste di sindaco di Torino e della Città Metropolitana, decide di mettere sul mercato l’intero pacchetto azionario di Sitaf (19,3%) detenuto dai due enti. Un dossier seguito dall'assessore alle Partecipate Giuliana Tedesco. Prima avviene il conferimento delle quote della ex Provincia alla finanziaria comunale, Fct, e poi la vendita, in unica soluzione, dell’intero pacchetto ad Anas per 75 milioni, senza mai coinvolgere gli soci privati, i quali avviano una battaglia a suon di carte bollate. Contrariamente a quanto previsto in un primo tempo, l’amministrazione non opta per la gara pubblica, ma, facendo leva sulla “urgenza” di concludere l’operazione, imbastisce una trattativa a due con Anas, che in prima istanza aveva offerto 50 milioni, in ossequio a una perizia richiesta da Palazzo Civico, per poi salire a 75 milioni per mettere al riparo proprio il Comune dall’occhio della Corte dei Conti. Soprattutto dopo che il gruppo Gavio, socio privato di minoranza, con il suo 36,53% detenuto dalla controllata Sias, aveva rilanciato con un’offerta di 70 milioni, neanche presa in considerazione da Fassino, in nome dell’“interesse pubblico”. Il piano prevedeva, infatti, la cessione dell’intero pacchetto ad Anas, garantendogli il controllo della società attraverso il 51% delle azioni, che poi in un secondo tempo sarebbero state cedute attraverso gara pubblica. Inutile dire che la Torino-Bardonecchia e il Traforo del Frejus rappresentavano e rappresentano un boccone particolarmente ghiotto giacché la società può contare su un utile del 20-25% rispetto al fatturato, con una concessione che scade nel 2050.  

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I giudici di Palazzo Spada hanno contestato una procedura che per Palazzo civico era dettata da carattere d’urgenza: da una parte c’era da chiudere i bilanci dei rispettivi enti che necessitavano di risorse fresche, dall’altro scadevano i termini per ottemperare alla legge finanziaria del 2008 che imponeva la cessione di quelle quote azionarie. Ma l’urgenza, secondo i magistrati, non poteva essere considerata poiché non derivante da “fattori esterni”, bensì riconducibile alla “inerzia” del Comune di Torino che aveva autorizzato la vendita delle azioni Sitaf già con una delibera del Consiglio comunale del 2010, ben quattro anni prima. Insomma, per dirla spiccia, se hanno dormito per quattro anni non possono poi dire di essere di fretta. Inoltre, si legge nella sentenza, il decreto legislativo 163 del 2006, stabilisce che “ove possibile la stazione appaltante individua gli operatori economici sulla base di informazioni riguardanti la loro qualificazione economica, finanziaria e tecnico organizzativa, nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza, rotazione, selezionandone almeno tre con i quali avviare una sorta di gara ufficiosa”. In questo caso, invece, “è stata avviata quella che si è mostrata più che una procedura negoziata una vera e propria trattativa riservata con un solo soggetto, l’Anas”.  

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