DIRITTI & ROVESCI

Meno slot, ma l'azzardo continua. Regione pronta a cambiare la legge

Il proibizionismo non paga, anzi a rimetterci sono solo imprese e dipendenti. In un anno è crollata la spesa negli apparecchi (-21,6%) mentre è aumentata quella sugli altri giochi. A settembre in Consiglio partono le audizioni per modificare la normativa

L’azzardo non cala, si sposta. Chi di fronte alla fortissima diminuzione del denaro speso, meglio sarebbe dire bruciato, nelle slot machine è pronto ad esultare indicando quei 154 milioni di euro “risparmiati” nel 2018 rispetto all’ anno precedente come l’effetto della legge regionale contro la ludopatia, meglio dia prima un’occhiata ad altri numeri.

Già perché in Piemonte l’acquisto di gratta e vinci è aumentato del 13,6% con una spesa pari a 167 milioni, le scommesse virtuali addirittura del 25% con 15 milioni, quelle sportive sono salite del 9,7%  (45 milioni) e pure i tradizionali Superenalotto e Lotto hanno visto un incremento del 4% con 52 milioni e del 2,6% con 153 milioni di spesa.

Cifre che raccontano come il gioco non sia diminuito, ma soltanto spostato con l’innegabile effetto negativo su un settore dell’economia che va dai costruttori e gestori delle macchinette fino agli esercizi che sulle slot basa(va)no una parte consistente della loro attività.

Di fronte a questo effetto della legge, fortemente voluta dal centrosinistra nella precedente legislatura anche andando in conflitto con le norme meno stringenti varate dal Parlamento, la nuova maggioranza che governa la Regione ha un motivo in più per rimettere mano alla normativa, come del resto promesso in campagna elettorale. Già ai primi di settembre la terza e la quarta commissione (rispettivamente Attività produttive e Sanità) avvieranno in sede congiunta una serie di audizioni, primo passo verso la modifica della legge con l’obiettivo principale di eliminare il contestato distanziometro, ovvero quel divieto di installare le macchinette a non meno di 500 metri da una serie di luoghi sensibili, come scuole, ospedali, banche, negozi compro oro, stazioni e altro ancora.

Quella distanza di sicurezza che in città e in luoghi densamente popolati ha portato ad impedire l’installazione delle macchinette o ancor più spesso all’eliminazione di quelle esistenti, è stata per mesi oggetto di un acceso dibattito e di proteste anche dei sindacati dei lavoratori del gioco legale, un comparto che a livello nazionale occupa oltre 150mila addetti. Sul punto, la giunta di Sergio Chiamparino è sempre stata con l'assessore alla sanità  Antonio Saitta e irremovibile, rigettando anche un emendamento all’omnibus presentato nel novembre dello scorso anno dall’allora consigliere regionale del Pd Luca Cassiani con cui si prevedeva il congelamento del distanziometro.

Così quei 500 metri di area proibita alle slot stabilita da fine 2017, hanno prodotto nell’anno successivo quella notevole contrazione del gioco alle macchinette (da 712 a 558 milioni) evidenziato dall’elaborazione di Agimeg e Agipronews sui dati dell'Agenzia Dogane e Monopoli, ma hanno pure prodotto quell’altrettanto notevole crescita di altre forme di gioco, senza tenere conto del vasto bacino dell’illegalità certamente favorito dalle norme restrittive che, di contro, hanno prodotto pesanti effetti su un ampio comparto dell’economia e anche sull’occupazione.

Insomma il proibizionismo, come la storia insegna, non risolve il problema. Semmai lo sposta. Come quella montagna di denaro che se non è entrata nelle slot certamente non è certo rimasta nelle tasche di chi, pur cambiando gioco, ha continuato a giocare.    

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