EMERGENZA COVID

"Tutti uniti a combattere il Covid", Cirio spegne la rivolta dei direttori 

Oggi governatore e assessore incontrano i vertici di Asl e Aso dopo il "caso Rinaudo". Nessun rotolamento di teste: indispensabile raggiungere gli obiettivi su vaccini e liste d'attesa. Dietro il malcontento dei manager anche i mancati aumenti di stipendio

Le eventuali tricoteuses resteranno deluse. In piazza Castello questa mattina, dopo l’incontro del presidente Alberto Cirio e dell’assessore alla Sanità Luigi Icardi con i direttori generali di Asl Aso sulla questione del loro rapporto con il commissario Antonio Rinaudo responsabile dell’area giuridica e della campagna vaccinale nell’ambito del Dirmei, non si vedrà rotolare alcuna testa.

Non ce ne sarebbe ragione e, soprattutto, sarebbe l’ipotesi più lontana dallo stile del governatore – che qui diventa sostanza – improntato a ricucire strappi, evitare muri contro muri tenendo tutto e tutti il più uniti possibile, come richiede l’attuale situazione con il Piemonte in vetta alla classifica per numero di vaccinazioni fatte e un vantaggio da mantenere nell’impegnativa campagna per la terza dose. 

Sulla stessa lunghezza d’onda Icardi, destinatario della lettera con cui, giovedì scorso, i manager avevano lamentato “dichiarazioni fortemente lesive dell’immagine e della reputazione” e “segnali di scarsa fiducia”, citando un articolo dello Spiffero in cui si dava conto degli accertamenti dei Nas in merito a possibili casi di operatori sanitari non vaccinati ancora al lavoro e i ripetuti richiami di Rinaudo all’applicazione puntuale e senza ritardi della legge. 

E saranno, alle 10 e mezza, proprio solo governatore e assessore a incontrare i direttori generali in quello che si annuncia come uno sfogatoio (come si vedrà con altre questioni che potrebbero essere poste sul tavolo) dove si verificherà se ai toni duri della lettera seguiranno altrettanto chiare e decise prese di posizione e richieste da parte dei vertici delle aziende sanitarie e ospedaliere. Una lettera che ha in qualche modo sorpreso lo stesso vertice regionale per la celerità (nella missiva si fa riferimento a un articolo del giorno stesso).

Non solo. Alcuni direttori generali hanno appreso della lettera “a cose fatte” e dopo che, ovviamente, qualcuno tra di loro aveva preso l’iniziativa. Nulla di male, tantomeno di riprovevole, soprattutto se chi ha preso l’iniziativa lo ha fatto ritenendo di dare voce a un malcontento che da tempo covava sotto le ceneri. Molti tra i manager indicano la partenza dell’iniziativa nelle Asl più che nelle Aso e fanno più o meno espliciti riferimenti a quelle di maggiori dimensioni. Anche questo troverebbe possibile ragione nel fatto che spetta alle Asl il compito di comunicare ai datori di lavoro (le Aso o le stesse Asl nel caso si tratti di dipendenti di loro ospedali) i nominativi di medici, infermieri e altri operatori che non hanno rispettato l’obbligo vaccinale.

Quanto suscitato dalla presa di posizione dei direttori non può che mettere in evidenza anche altro: per esempio il ruolo ancora marginale dell’apparato dell’assessorato rispetto al Dirmei, quando la questione Covid che data ormai due anni non può certo dirsi emergenziale. Se l’arrivo di Mario Minola alla direzione regionale della Sanità, dopo le dimissioni di Fabio Aimar, aveva (anche) lo scopo di riportare tranquillità in una macchina segnata dall’emergenza, ma anche da tensioni, forse in tranquillità si è ecceduto. Il rischio di intrecci tra due linee di comando, la direzione e il Dirmei, rischia di complicare il lavoro nei vertici delle aziende, ma anche di fornire giustificazioni ad eventuali ritardi. Se un direttore generale ancora una settimana fa chiedeva chiarimenti sulle procedure da attuare a carico dei dipendenti No Vax, significa che qualcosa non va come dovrebbe.

Ma c’è ancora un’altra questione che i direttori non citano nella lettera, ma è oggetto di più di uno scambio di opinioni tra molti di loro e, chissà, potrebbe emergere nell’incontro di oggi. Riguarda l’annunciata, ormai tempo fa, delibera per aumentare i loro stipendi. Che siano inferiori rispetto a molte altre regioni è cosa nota: situazione che ha come effetto le ripetute migrazioni dei manager anche in corso di mandato e la scarsa attrattività esercitata dal Piemonte su potenziali direttori.

Certamente, come sottolineava in questi giorni il presidente con alcuni suoi collaboratori, la pandemia ha cambiato anche criteri e parametri di valutazione: se prima prioritaria era la tenuta dei conti, spesso andata a detrimento di una risposta più efficiente ai bisogni sanitari dei cittadini, oggi gli obiettivi su cui la Regione è disposta a ragionare per riconoscere un plus ai vertici delle aziende sono sostanzialmente due: i risultati nelle campagna vaccinale e nell’abbattimento dei tempi delle liste d’attesa. Con questi presupposti chiari e indiscutibili con i manager che, come sottolinea spesso Cirio, guadagnano il 50% in più dell’assessore, “siamo assolutamente disponibili a ragionare”, conferma il presidente ricordando come “sia le vaccinazioni sia le liste d’attesa hanno un’immediata ripercussione sui cittadini”. 

Obiettivi che questa mattina saranno ribaditi ai direttori generali nell’incontro con presidente e assessore, al quale alle 11 e 30 ne seguirà immediatamente un secondo, sempre con i vertici di Asl e Aso, ma allargato ai dirigenti del Dirmei e alla direzione regionale della Sanità. Poi, in una conferenza stampa, il punto sulla campagna di immunizzazione e il deciso rafforzamento degli hub vaccinali. La battaglia in cui Cirio vuole "tutti uniti per tenere a bada la pandemia e rimanere al sicuro da chiusure".

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