LUCE (FIOCA) SUL CRAC

Commissione Csea, il Pd si spacca

Alcuni consiglieri non giudicano abbastanza "di peso" i tre esponenti scelti dal partito. Lo Russo resta fuori e con lui gli altri capigruppo. Un modo per lavarsene le mani o per svuotarla di autorevolezza? E Mangone minaccia l'Aventino

A che serve istituire una commissione d’indagine e poi spogliarla di ogni rilevanza politica? Forse si vuole depotenziarne gli effetti, fino ad insabbiare la ricerca della verità? Quesiti emersi dopo che il Pd ha scelto i tre esponenti che ne faranno parte: Michele Paolino, Marco Muzzarelli e Laura Onofri. Non c’è il capogruppo Stefano Lo Russo, non c’è Lucia Centillo, che era stata tra le promotrici della commissione. Insomma, nessuno lo dice apertamente, ma la sensazione è che la prima linea democrat in Sala Rossa sia stata esclusa o si sia defilata, nonostante la presenza del vice capogruppo Paolino. Il quarto dei sette che tocca alla maggioranza sarà il vendoliano Michele Curto, mentre l’opposizione schiera Roberto Carbonero (Lega Nord), Enzo Liardo (Pdl) e Chiara Appendino (M5s). Escluso Curto non c’è nessun capogruppo e per questo il numero uno di Sel, principale promotore della commissione, pare sia particolarmente stizzito.

 

Solo ieri l’ex assessore Domenico Mangone aveva lanciato sullo Spiffero un messaggio a Lo Russo: «Devi essere dentro per difendere il vice sindaco Tom Dealessandri (per molti il vero obiettivo di Curto, ndr) e l’onorabilità della nostra Città». Parole cadute nel vuoto, al punto che subito dopo si è sfilato anche il numero uno dell’Idv Giuseppe Sbriglio («entro solo se entrano gli altri capigruppo»). Secondo qualcuno un atteggiamento pilatesco, altri la definiscono una perfetta operazione per spogliare questa Inquisizione politica di ogni autorevolezza. Intanto Mangone minaccia di «non votare la delibera di lunedì».

print_icon