OCCUPAZIONE

Camere con svista 100 lavoratori rischiano il posto

Con la riforma delle Cciaa gli enti camerali vedranno le loro risorse dimezzate in tre anni. A rimetterci le aziende speciali i cui dipendenti sono a un passo dal licenziamento: "Nessuno ci tutela, abbiamo scritto a Renzi ma non ci risponde"

Renzi non ti scordar di noi. Con una lettera aperta al premier, seguita da centinaia di post e tweet sui social network, i lavoratori delle aziende speciali delle camere di commercio di tutta Italia chiedono di rivedere il provvedimento che taglia i fondi per gli enti camerali. A rimetterci rischiano di essere proprio i lavoratori di quelle società nate per gestire centri congressi – è il caso di Torino Incontra – o laboratori chimici, sempre all’interno del capoluogo subalpino. «La verità è che il provvedimento del Governo crea disoccupazione» afferma Salvatore Capozzolo (Conalas), impiegato presso il laboratorio chimico. Nello specifico solo nel capoluogo piemontese a rischiare il posto sono una cinquantina di lavoratori: 19 nell’azienda che gestisce il Centro congressi e altri 29 presso il laboratorio chimico di via Ventimiglia. Nel resto della regione ci sono altre sei aziende speciali con una quindicina di dipendenti cui vanno sommati i 30 di Unioncamere, tutti a rischio licenziamento.

 

La norma “incriminata” compare nel piano per la Pubblica amministrazione, in cui Renzi pare abbia deciso di far morire per asfissia le Cciaa: dal 2015 il diritto camerale - gli 80 euro pagati dalle grandi aziende, i 40 a carico delle Pmi – si riduce del 35%, dal 2016 del 40% e dal 2017 arriva al dimezzamento. Prendiamo ancora l’esempio di Torino: il centro congressi e il laboratorio chimico vengono sostenuti dalla Camera di commercio con un milione circa a testa, ma con le riduzioni previste da Roma il bilancio complessivo annuale scenderà a 3 milioni: come potranno due di questi essere destinati alle aziende speciali? Sarà la prima gatta da pelare per il nuovo presidente che verrà eletto dal Consiglio camerale nella riunione che si terrà il prossimo 15 settembre e nella quale dovrebbe essere designato il numero uno di Amma e uomo di Confindustria Vincenzo Ilotte: tutto dipenderà da quali criteri adotterà per allocare le poche risorse che resteranno a disposizione, ma è chiaro che si fa sempre più strada l’ipotesi di una messa in liquidazione dal primo gennaio: di qui le preoccupazioni espresse dai lavoratori delle aziende speciali finora inascoltati dal Presidente del Consiglio.    

 

Sono enti che si dedicano ad attività tecniche di supporto alle aziende iscritte alla Camera di commercio, organizzano attività di promozione del tessuto imprenditoriale sul territorio, ma certo senza fondi sono destinate a scomparire e il Governo intende imporre un taglio del 30 per cento agli oboli in favore delle Ccaa. In tutta Italia sono 1.500 i lavoratori che rischiano il posto, i quali, per giunta, oltre al danno rischiano la beffa, perché se da un lato “i dipendenti delle aziende speciali sono lavoratori che operano in ambito pubblico”, hanno sempre avuto condizioni d’ingaggio collegate al “contratto collettivo nazionale privato del Commercio e Servizi”. Dunque ora rischiano di rimanere a casa senza nessun paracadute, “non ci sono tutele quali la mobilità o i trasferimenti presso altri enti” afferma ancora Capozzolo. Di qui la richiesta di un confronto, ma finora, lamentano “non ci ha tutelati nessuno”. 

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