PALAZZO CIVICO

Scontro Moderati-Pd sul decentramento

Resta sulle barricate la formazione di Portas, principale alleato dei democratici al Comune di Torino. La commissione approva il nuovo statuto delle circoscrizioni, ma i centristi rilanciano: "Se il problema sono i costi aboliamo gli emolumenti di consiglieri e presidenti"

La riforma delle circoscrizioni procede spedita, anche se per qualcuno finirà per scontrarsi contro un muro. Quello eretto dai Moderati, ma anche delle opposizioni in Consiglio comunale e, soprattutto, l’ostacolo più pericoloso, perché difficile da individuare e intercettarne i profili, di pezzi rilevanti del Pd. Ieri, in Commissione Decentramento, la bozza dello Statuto è stata approvata con i voti favorevoli di Pd e Movimento 5 stelle, i Moderati non hanno partecipato al voto, Ncd si è astenuto, mentre il resto del centrodestra ha votato contro): il testo prevede la riduzione delle circoscrizioni dalle attuali dieci a sei, con il centro che resta un’incognita (un’altra circoscrizione o un’area a sé stante sotto l’egida di Palazzo di città?), numero dei consiglieri fermo agli attuali 25 e il trasferimento di una serie di competenze, a partire dalle manutenzioni.

 

Grazie al soccorso dei grillini - «la riforma del decentramento non è più procrastinabile» scrivono in una nota i consiglieri Vittorio Bertola e Chiara Appendino ­– i numeri per far approvare il provvedimento ci sarebbero anche senza la formazione di Mimmo Portas, ma la maggioranza sa bene che uno strappo di questo tipo potrebbe avere delle ripercussioni politiche gravi nell’ultimo anno di mandato di Piero Fassino. Un primo assaggio delle rappresaglie moderate è arrivato ieri in Commissione Bilancio: i nuovi parametri sulla Tari hanno rischiato di rimanere impantanati nella sala Orologio proprio per l’assenza della consigliera Barbara Cervetti, comparsa solo all’ultimo momento, non senza una serie di vivaci solleciti da parte dell’assessore Gianguido Passoni. La sensazione è che Portas voglia portare il livello dello scontro sempre più in alto. Lo dimostra l’ultima presa di posizione, in cui i Moderati prospettano «una riforma delle Circoscrizioni che non si fondi soltanto su una riduzione numerica, ma anche e soprattutto su una partecipazione del tutto volontaria e gratuita di consiglieri e presidenti. In questo modo, superati gli emolumenti, verranno diminuiti costi che tutti vogliamo ridurre senza però intaccare la rappresentanza democratica dei territori». Una provocazione, è evidente, un modo per ributtare la palla nel campo avverso e vedere che succede.

 

Secondo il consigliere dem Giusi La Ganga, tra i promotori della riforma, le nuove circoscrizioni dovranno occuparsi anche di “organizzare il volontariato e la sussidiarietà, per sopperire al calo di risorse finanziarie con una diversa modalità nella fornitura e nella gestione dei servizi”. Un compito di coordinamento proprio di un organismo che ha la missione di mantenere uno stretto legame con associazioni e enti che agiscono sul proprio territorio. Tra le principali novità anche una rivisitazione della legge elettorale, sulla scorta di quanto già avvenuto per il Comune, con la doppia preferenza purché di sesso diverso.

 

Martedì la Commissione approverà il regolamento e venerdì la relazione finale con la quale la riforma andrà in aula per l’approvazione. Nel Pd, come detto, non mancano le perplessità, tra chi ne fa una questione di merito, come l’ex presidente della III, oggi consigliere regionale, Daniele Valle, e chi di tattica, come l’assessore Stefano Lo Russo, che in una serie di confronti con i consiglieri comunali ha palesato le sue preoccupazioni per una possibile rottura con i principali alleati del Pd in Sala Rossa, una posizione condivisa anche dal segretario provinciale del Pd Fabrizio Morri e che si concretizzerebbe in un compromesso che prevedrebbe il passaggio da 10 a 8 circoscrizioni e la riduzione dei consiglieri da 25 a 15. Quando ne ha sentito parlare, Passoni ha minacciato le dimissioni.