MAPPA

Pd fulminato dalle correnti

Renziani di ogni estrazione, turchi pronti ad assaltare Fassino e Gariglio, agit prop e cani sciolti. Una Babele il nuovo corso del Partito democratico. Ma c'è chi pensa che le componenti siano il "lievito" del confronto (e una garanzia per la carriera)

Qualcuno vorrebbe staccarla (agli altri, ovviamente). C’è chi a furia di avvinarsi troppo rischia di rimanerci secco e chi, al contrario, attende una scossa risolutiva. È un Pd davvero elettrizzato quello che assiste alla proliferazione  delle proprie correnti interne. E al solito ci si divide pure sul senso e sull’opportunità di tali articolazioni: luoghi di elaborazione politica o mere cordate di potere? Secondo l’ex parlamentare Giorgio Merlo sono come il pane, fondamentali per alimentare il confronto e la dialettica. Matteo Renzi le ha sempre viste come fumo negli occhi: nel settembre 2013 consigliava un tso a chi nel partito si definiva renziano. Eppure proprio nel nome del premier fioccano – a livello nazionale e poi a cascata fino all'ultimo circolo di periferia – componenti più o meno autorizzate, renziani della prima, seconda e terza ora, giovani entusiasti e vecchi arnesi da Prima repubblica. Ed oggi di fronte all’attivismo dei suoi intimi auspica “più idee” e meno casematte. Il quadro è in continua evoluzione, le variabili sono molte, a partire dagli appuntamenti elettorali e congressuali in cui spesso il colore della casacca lancia o affossa carriere politiche (GUARDA LA MAPPA).

 

Il mosaico che va componendosi a Roma vede i rottamatori di varia estrazione suddividersi in tre grossi tronconi: gli “Ortodossi”, quelli più vicini al cosiddetto Giglio Magico, una sorta di privé di cui fan parte quasi esclusivamente Luca Lotti a Maria Elena Boschi e, un passo indietro, Francesco Bonifazi e Ernesto Carbone. Con loro anche, due passi indietro, le parlamentari torinesi Silvia Fregolent e Francesca Bonomo, la prima (già Ecodem con Ermete Realacci) un tempo molto vicina al segretario regionale Davide Gariglio, cui deve l'approdo a Montecitorio, l’altra esponente di spicco di quell’allegra combriccola di giovani democratici che sotto la regia del consigliere regionale Daniele Valle sono confluiti nell’associazione Altre Prospettive e sgomitano alla ricerca di nuovi spazi. A pieno titolo tra gli Ortodossi un’altra branca del renzismo torinese, quella degli Ateniesi, figli di un blog e della caparbietà di Davide Ricca, che ha proprio nel tesoriere nazionale Bonifazi un solidissimo link con Roma.

 

Ieri, intanto, in una riunione molto ristretta è tornata a battere un colpo AreaDem, un residuato bellico delle primarie 2009, nata dal sodalizio (perdente) tra Dario Franceschini e Piero Fassino, data da molti in dissoluzione, incalzata a destra dai nuovi catto-renziani di Graziano Delrio e a sinistra dai Giovani Turchi di Matteo Orfini ha lanciato con un appello la proposta di riunire tutte le anime del renzismo in un unico “correntone”. Presenti alla riunione ristretta anche lo stesso Fassino e la deputata Paola Bragantini, tra i pochi esponenti di primo livello a essere rimasti nella scuderia dell’ultimo segretario dei Ds, assieme a un’altra parlamentare, la novarese Franca Biondelli, e la sindaca di Alessandria Rita Rossa. Quella guidata da Fassino è la corrente più corposa nella provincia di Torino: dentro c’è tutto e il suo contrario, vecchi caporali socialisti e reduci comunisti, giovani ex Margherita ed ex bindiani in cerca d'autore; sotto lo stesso tetto finché ci sarà il Lungo, poi non avranno più nulla da spartirsi. C’è il blocco di Salvatore Gallo, il tesseraio magico, capace di far eleggere un figlio a Palazzo Civico (Stefano) e l’altro in Consiglio regionale (Raffaele), il blocco di Mauro Laus, presidente di Palazzo Lascaris, che può contare su tre colonnelli nell’assemblea torinese, Mimmo Carretta, Gianni Ventura e (come federato) Andrea Araldi. C’è poi l’ex ras socialista Giusi La Ganga, sotto la cui ala si sono rifugiati un po’ dirigenti e amministratori, come il presidente della VII Circoscrizione Emanuele Durante, poi ci sono i quarantenni, da sempre alleati, l’ex consigliere regionale Andrea Stara, la già citata Bragantini, Nadia Conticelli, da un anno approdata in via Alfieri. Più defilato l’assessore all’Urbanistica Stefano Lo Russo, figlio politico di Gianfranco Morgando, fassiniano con l’ambizione di prenderne il posto. Un passo indietro c’è il collega di giunta a Palazzo Civico, Claudio Lubatti, recentemente avvicinatosi a Laus, dopo la rottura (non si sa mai quanto definitiva) con Gariglio, che lo volle a presidiare la giunta di Fassino. Infine i riservisti: richiamati in servizio per amor di patria, per affiancare l'ultimo segretario Ds nella sua missione torinese, dall’eminenza grigiastra del sindaco Giancarlo Quagliotti al segretario provinciale del partito Fabrizio Morri, con lui dai tempi in cui si occupava di comunicazione nella segreteria della Quercia e ancor prima quando era al vertice del Pdup torinese. Al momento restano alla finestra gli ex bindiani: il senatore Mauro Marino ha accarezzato il sogno di salire al piano nobile di Palazzo di Città, qualora Fassino fosse asceso al colle più alto, al momento il rapporto tra i due resta buono, nonostante i panni da agit prop vestiti recentemente da Michele Paolino, luogotenente mariniano in terra subalpina, e capogruppo dem in Sala Rossa.

 

L’altra componente che regge la maggioranza renziana del Pd piemontese è quella del segretario Gariglio. Sono quasi tutti ex Margherita di estrazione cattolica, in Senato hanno come riferimento il vicecapogruppo Stefano Lepri, detto il "Nullo", il quale grazie all'antica amicizia con Beppe Fioroni (e non solo) dovrebbe aderire a Spazio Democratico, i catto-renziani di Delrio e Lorenzo Guerini. In questa corrente ci sono il tesoriere del Pd regionale Mimmo Mangone, il braccio operativo di Fassino nella Città metropolitana Alberto Avetta, la consigliera regionale Valentina Caputo, diretta emanazione di Gariglio, i consiglieri comunali di Torino Guido Alunno, Marco Muzzarelli e Domenica Genisio. Dalle altre province, pronti ad aderire alla nuova area di Delrio il senatore cuneese Mino Taricco, l'astigiano Massimo Fiorio (passato con disinvoltura dal Pci ai Ds e infine ai cattolici di Fioroni) così come Gianluca Benamati, emiliano catapultato in Piemonte, anche lui vicino all'ex ministro dell'Istruzione. Federati a Gariglio nelle altre province ci sono l’assessore e la consigliera regionali Giorgio Ferrero e Angela Motta ad Asti o l’assessore novarese Augusto Ferrari (più vicino agli “ortodossi” è invece il sindaco di Novara Andrea Ballarè).

 

Il discorso relativo alle altre province piemontesi è complesso: lì le appartenenze alle varie cordate si mescolano a questioni tipicamente territoriali, e se a Biella, divisa tra il consigliere regionale renziano Vittorio Barazzotto e il dalemiano suo predecessore a Palazzo Lascaris Wilmer Ronzani, ora dovrà essere gestito il ritorno nel Pd di un personaggio ingombrante come Gianluca Susta, a Novara le manovre in vista delle prossime amministrative potrebbero far saltare vecchi sodalizi, soprattutto se davvero la presidente del partito piemontese Giuliana Manica (a proposito, Sinistra Dem, ovvero quel che resta dei cuperliani) dovesse decidere di candidarsi alle primarie contro Ballarè.

 

Chi in questi mesi ha fatto incetta di parlamentari è l’area di Rifare l’Italia, altrimenti conosciuti come Giovani Turchi, guidati a livello nazionale da Orfini e Andrea Orlando, in Piemonte le truppe sono particolarmente corpose, a partire dai colonnelli Anna Rossomando e Stefano Esposito, tra i primi ad aderire. Subito li hanno seguiti i deputati Antonio Boccuzzi e Umberto D’Ottavio e poi gli altri colleghi dei due rami del parlamento Elena Fissore, Magda Zanoni, la cuneese Chiara Gribaudo, la novarese Elena Ferrara, gli alessandrini Cristina Bargero e Daniele Borioli e con loro a cascata consiglieri regionali come Antonio Ferrentino e Domenico Ravetti, comunali di Torino come Luca Cassiani, presidenti di circoscrizione come Claudio Cerrato. I turchi sono di fatto i nocchieri dei tanti ex Ds in avvicinamento a Renzi, al punto da essere diventati di fatto organici alla maggioranza che gestisce il Nazareno e in concorrenza, soprattutto a Torino con Fassino che sperava di catalizzare lui gli esuli bersaniani per accompagnarli al renzismo. Tanto vicini al premier a Roma, quanto in posizione dialettica con i vertici del partito sul territorio, come testimonia l’ultima polemica sulle presunte firme false nelle scorse regionali, innescata proprio da Esposito. Lo stesso che avrebbe organizzato per il prossimo 21 marzo un incontro con Orfini, Guerini e Sergio Chiamparino, iniziativa che, sebbene sia ancora da confermare, ha indispettito non poco il segretario Gariglio, neanche avvertito. Un tempo vicina ai turchi c’era anche l’assessora regionale Gianna Pentenero, molto forte nell’hinterland Nord di Torino e nel Canavese, oggi è considerata bersaniana, ma con un occhio sempre rivolto a Renzi.

 

Infine le opposizioni, entrambe da sinistra. Quella di Area Riformista, la corrente di Pier Luigi Bersani e Roberto Speranza, coordinata dal presidente del partito torinese Alessandro Altamura,che in Piemonte può contare sui parlamentari Federico Fornaro, Cesare Damiano, Andrea Giorgis, Patrizia Manassero e sull'esponente della Sala Rossa Lucia Centillo. Vicino all'ex segretario anche il coordinatore dei Moderati Giacomo Portas. Tra i leader della minoranza c'è pure Vannino Chiti, ex presidente della Toscana e storico esponente della sinistra Ds, eletto in Piemonte. In direzione ostinata e contraria anche i seguaci di Pippo Civati,  con l’eurodeputato Daniele Viotti, il consigliere regionale Domenico Rossi e dell’assessora di Palazzo Civico Ilda Curti, che si caratterizza ormai come vero e proprio partito nel partito in totale simbiosi nell’opporsi a Roma come a Torino. Tra queste due correnti si muove una vecchia volpe caduta in disgrazia come Roberto Placido, già vicepresidente del Consiglio regionale, un tempo a capo di una corrente molto forte e strutturata: a lui rispondono ancora una serie di eletti nella provincia subalpina, a partire dal consigliere regionale Andrea Appiano e il collega torinese Vincenzo Laterza.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    12:46 Giovedì 05 Marzo 2015 leodonati36 Manca la corrente "Area onesti"

    qui si scherza, sia chiaro: ma certamente una corrente del genere avrebbe grosse difficolt

  2. avatar-4
    10:58 Giovedì 05 Marzo 2015 Garabombo APP

    Da iscritto al Pd chiedo una App che consenta a chi voglia intervenire di orientarsi. Magari una volta avuta una piantina delle correnti si potrebbero collegare flussi e quindi verificare: strade senza uscita; sensi unici; piazze vuote; evitare le movide; e ... magari cercare di scoprire dove si trova (se si trova) qualche monumento, qualche museo oppure qualche spazio per nuove idee...

  3. avatar-4
    10:50 Giovedì 05 Marzo 2015 pericle Vecchia Dc

    Se questa non è la vecchia Dc, uguale-uguale e forse l'unica differenza è che questi sono più voraci...

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