PALAZZO LASCARIS

La notte non porta Consiglio, slitta ancora il voto sui vertici

Neppure le trattative delle ultime ore sbloccano lo stallo sugli assetti dell'assemblea di via Alfieri. Fratelli d'Italia irremovibile: vuole la vicepresidenza. Le crepe nella maggioranza sempre più vistose. Tutto rinviato a dopo la scelta del futuro inquilino del Colle

I Fratelli d’Italia, coltelli tra i denti, s’impuntano con i cugini e così la famiglia (non proprio così unita) del centrodestra che governa il Piemonte deve rinviare, un’altra volta, l’elezione per il rinnovo della plancia di comando di Palazzo Lascaris. Il voto che oggi, come da ordine del giorno, avrebbe dovuto attribuire i vari ruoli all’interno dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale, non ci sarà. Quasi certamente rinviato a febbraio e, comunque, dopo un’altra votazione di ben diversa importanza: quella del Presidente della Repubblica alla quale, insieme al governatore Alberto Cirio parteciperà l’attuale presidente del parlamentino di via Alfieri Stefano Allasia e il consigliere del Pd Domenico Ravetti. E se proprio Allasia, per un po’ di tempo in bilico, è riuscito con il sigillo del segretario regionale della Lega Riccardo Molinari a doppiare la boa di metà legislatura ottenendo la riconferma sullo scranno più alto di via Alfieri è su una delle due poltrone al suo fianco che si alimenta la tensione, dall’esito incerto, all’interno della coalizione. 

Il partito di Giorgia Meloni non recede di un millimetro dalla perentoria richiesta di avere la vicepresidenza in quota maggioranza, fino ad oggi appannaggio di Forza Italia con Francesco Graglia, per affidarla a Davide Nicco. L’ultimo vertice tra i numeri uno delle forze politiche di maggioranza, l’azzurro Paolo Zangrillo, il meloniano Fabrizio Comba e Molinari con sherpa in presenza o da remoto (tra i primi i capigruppo Paolo Ruzzola e Paolo Bongioanni e tra i secondi, dall’esilio sanitario islandese il loro omologo Alberto Preioni) si era tenuto nella tana dell’opossum, animaletto abile a fingersi morto di fronte al pericolo, ovvero nell’ufficio di Alberto Cirio non aveva portato ad alcuna soluzione. 

In quell’occasione Comba e Bongioanni, che ancora in un incontro svoltosi ieri hanno rafforzato ulteriormente la loro linea, avevano messo con forza sul tavolo la richiesta, ricevendo un soffio d’aria gelida da parte di Zangrillo nel ruolo di difensore, pro domo sua, dello status quo a sua volta spondato dal numero uno della Lega, tutt’altro che smanioso di sacrificare il suo segretario di presidenza Gianluca Gavazza per compensare l’eventuale trasloco di Graglia, non potendo lasciare del tutto fuori Forza Italia dall’ufficio di presidenza.

Passati alcuni giorni, lo stallo alla messicana non ha lasciato spazio a possibili soluzioni. Per FdI quella poltrona continua a rimanere irrinunciabile, pretesa con una posizione che si fa se possibile ancora più rigida nella per ora vana attesa di un rimpasto di giunta con cui accrescere il peso di Maurizio Marrone nell’esecutivo. Non solo. La richiesta di Comba e Bongioanni trova un deciso puntello nell’esito di un’altra votazione, quella che ha indicato i grandi elettori per il Quirinale. Ai Fratelli non sfugge la breccia che si è aperta anche all’interno della stessa Lega con il voto per mandare Allasia all’elezione per il Quirinale: su 8 schede è stato scritto il nome del vicepresidente della giunta Fabio Carosso, oltre a due voti per l’azzurra Alessandra Biletta e uno (assegnatosi dal diretto interessato, dicono voci di Palazzo) a Gavazza. Che ci sia più di una crepa nella famiglia del centrodestra lo attesta proprio quel voto. Che i Fratelli non abbiano alcuna intenzione di mollare sulla loro pretesa, lo attesa il rinvio di un altro voto. Quello che oggi avrebbe dovuto consegnare la guida dell’Aula per il resto della legislatura e che, invece, sarà rinviato a dopo l’elezione del futuro inquilino del Colle.