GREPPIA PUBBLICA

Un freno al gioco di società regionale

Si avvia a Palazzo Lascaris la discussione sul riordino delle partecipazioni. Ma nella maggioranza non c'è accordo su quali e quante società dovranno sparire o essere accorpate. Costa (Pdl) insiste nel voler tagliare poltrone e indennità

Il piano di “razionalizzazione” delle partecipazioni regionali è iscritto all’ordine del giorno della seduta odierna di Palazza Lascaris, ma dopo “lunga e approfondita discussione” con ogni probabilità il voto sulla proposta di deliberazione (la numero 228) subirà un rinvio, ufficialmente per consentire ai vari gruppi di predisporre gli emendamenti necessari  a tradurre in pratica le affermazioni di principio elaborate dalla giunta. In realtà, all’interno della maggioranza l’accordo su quante e quali società accorpare, liquidare o “salvare” è ancora lontano dall’essere raggiunto, se è vero che ancora ieri il neo assessore alle Partecipate, Agostino Ghiglia, ha tentato di convincere gli alleati a richiamare il testo in Commissione. Alla fine si è trovata una mediazione tra le posizioni più draconiane, interpretate da Progett’Azione e dal coordinatore del Pdl Enrico Costa, e quelle decisamente meno drastiche dei Fratelli d’Italia: avviare un confronto in Aula, raccogliere le varie indicazioni e rimandare a un successivo tavolo, alla presenza del governatore Roberto Cota, la decisione definitiva.

 

Ancora ieri, a margine della presentazione della mozione parlamentare pro Tav, il vertice pidiellino ha ribadito la necessità di sfoltire il sottobosco degli incarichi pubblici riducendo il numero di partecipazioni e abolendo, laddove è possibile, le indennità di carica. Tuttalpiù sostituire gli emolumenti, al momento disomogenei tra le varie società, con gettoni simbolici o rimborsi spese. «Un segnale nella direzione del contenimento dei costi della macchina pubblica – ha spiegato Costa -, ma anche una misura salutare per i partiti, ridottisi a nominifici per le rispettive clientele». Non ultimo, per il partito di Berlusconi l’obiettivo è quello di mostrare sufficiente credibilità per intervenire “con l’accetta” sul sistema del sottogoverno del Comune di Torino, fronte che il Pdl intende aprire nelle prossime settimane direttamente con il sindaco Piero Fassino.

 

Il testo all’esame dell’Assemblea di via Alfieri, licenziato a maggioranza dalla I Commissione il 7 dicembre 2012, prevede alla luce delle imposizioni legislative (dal cosiddetto decreto Bersani a varie finanziarie, fino alla spending review dell’agosto dello scorso anno), un riordino complessivo delle partecipazioni e l’introduzione di una serie di vincoli operativi e retributivi per i vari organismi. Al momento il governo regionale prevede che le partecipazioni dirette si riducano dalle attuali 16 a 6. In totale sono 59. Nel dettaglio dovrebbero essere vendute o liquidate: Scr, Ipla, Expo 2000, Crab, Sviluppo Piemonte Turismo, Ima, Csp. Profonde trasformazioni, previo accorpamenti e fusioni, dovranno interessare anche le finanziarie della Regione - Finpiemonte Spa e Finpiemonte Partecipazioni e quasi tutte le agenzie, consorzi e enti strumentali. Insomma, una cura dimagrante che rischia di mettere a stecchetto gli appetiti del sottobosco politico.

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