SANITA' & POLITICA

Saitta spiega la “rivoluzione di velluto” 

Al primo vertice con i direttori di Asl e Aso l'assessore illustra il "nuovo corso" della Regione, improntato a "realismo e gradualismo". Trasparenza nelle scelte e coinvolgimento dei territori. E su Alessandria vince la linea Bertetto

Quaranta minuti spesi a spiegare il nuovo corso della Sanità piemontese, ad elencare le questioni che dovranno essere affrontate nei prossimi mesi  con un “approccio improntato al realismo e al gradualismo”, a dire cosa è bene fare e cosa è opportuno non fare. Alla fine,  quando Antonio Saitta conclude, dalla platea dei direttori generali come fosse una scolaresca si alza una mano: “Ma allora le proroghe non si possono più fare?”. Sorrisini soffocati, qualche darsi di gomito proprio come tra i banchi di scuola e gli sguardi di sottecchi verso di lei, Giovanna Briccarello a capo di quella Asl Torino 1 dove le deroghe alla procedura delle gare e il ricorso al prolungamento degli appalti in essere aveva fatto drizzare le antenne alla commissione regionale d’indagine sulla Sanità, ma anche levare forti dubbi nelle file del Pd, tanto da appuntare sul petto della manager in quota Lega Nord  la coccarda di “miss proroghe”. Che lei stessa ha provveduto, ingenuamente, ad esibire anche stamattina con quella manina alzata al termine del discorso dell’assessore.

 

Assessore che nell’elencare i punti salienti del percorso ormai avviato – dalla revisione della rete ospedaliera al rapporto con gli erogatori privati e con le case di cura, dalla continuità assistenziale alla centralizzazione degli acquisti di beni e servizi per conseguire i risparmi previsti dal piano di rientro fino alla riduzione delle liste d’attesa con interventi strutturali, agli investimenti per l’edilizia sanitaria – non ha mancato di illustrare i contenuti del nuovo Patto per la salute sottoscritto ieri a Roma e che, nei prossimi mesi, sarà integrato da una serie di accordi a livello di Conferenza Stato-Regioni e autonomie locali. Saitta ha pure evocato la figura che oggi avrebbe dovuto essere al suo fianco, ovvero il direttore generale della Sanità che dovrebbe essere nominato nel giro delle prossime settimane e per cui si continua a fare il nome dell’ex numero uno di Agenas, Fulvio Moirano. “Con la nomina del nuovo direttore alla Sanità avremo presto un assetto che ci consentirà di interloquire in maniera efficace con Roma dove si giocano partite rilevanti per il nostro futuro e di gestire dal punto di vista tecnico operativo le questioni più rilevanti” ha detto l’ex numero uno di Palazzo Cisterna rivolgendosi ai manager delle aziende sanitarie chiarendo il concetto che gli sta a cuore, ovvero: “Alla politica spettano le scelte di fondo, che non devono essere calate dall’alto e devono essere spiegate alle comunità locali, tenendo conto però del quadro generale delineato dal nuovo Patto per la Salute”.

 

Altro appunto importante da segnare sui diario dei manager seduti davanti all’uomo scelto da Chiamparino per gestire la patata più bollente che la Regione ha in pentola: “Il mio assessorato deve avere porte e finestre aperte, i piemontesi hanno il diritto di sapere cosa facciamo e come lo facciamo”. Un parlare a nuora perché suocera intenda: non chiudersi a riccio anche di fronte a situazioni difficili, ma comunicare, spiegare, rendere partecipi i cittadini del lavoro che si fa per la tutela della salute. E a qualche “suocera” in platea devono essere fischiate le orecchie. Ma c’è un altro fatto degno di nota in quella che è stato il primo incontro del nuovo inquilino di corso Regina con i vertici delle aziende. Al fianco di Saitta, oltre al direttore vicario Claudio Baccon c’era anche  Thomas Schael, il capo della troika dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari nonché braccio operativo del ministero, che già aveva pilotato, attraverso il Tavolo Massicci, le scelte di piazza Castello, per ottemperare alle direttive del piano nel corso dell’ultimo scampolo della giunta Cota con Ugo Cavallera assessore. Escluso ogni rischio di commissariamento, il fatto che Saitta abbia voluto accanto a sé il funzionario dell’Agenas, considerato dai precedenti amministratori regionali alla stregua di un nemico in casa, la dice lunga sui rapporti che l’amministrazione Chiamparino ha instaurato con il ministero di Beatrice Lorenzin e quel gentlemen’s agreement che sarebbe alla base  di un più ampio margine di manovra e di collaborazione con il governo in materia di Sanità.

 

Se l’incontro con i vertici di Asl e Aso è finito in tempo per il pranzo, per la spinosa questione alessandrina si è arrivati al momento del caffè. Forse un po’ amaro per qualcuno, se è vero com’è vero che al termine della riunione ristretta dell’assessore con il direttore generale dell’Asl alessandrina Paolo Marforio e quello dell’Aso mandrogna Nicola Giorgione, alla presenza nient’affatto meramente formale, del direttore della rete oncologica regionale Oscar Bertetto, la via imboccata per la soluzione della questione dei laboratori per i farmaci antitumorali non è certo quella indicata e già in parte avviata proprio dalla asl diretta da Marforio. Viene di fatto sconfessata la scelta di accentrare (anche dopo le ispezioni dei Nas che hanno rilevato come i laboratori di Ovada e Novi Ligure non fossero a norma con rischi per gli operatori) nell’ospedale di Tortona la preparazione dei chemioterapici annunciata dalla stessa Asl, mentre si è deciso di percorrere la strada a suo tempo tracciata dallo stesso Bertetto, ma ignorata dall’azienda alessandrina.

 

“Il direttore della rete oncologica Bertetto si è impegnato a definire un protocollo, da condividere con l’assessorato e le aziende sanitarie, che ridefinisca le motivazioni scientifiche ed economiche che individuano l’area alessandrina come sede della procedura unica del farmaco” è scritto nel comunicato ufficiale. Che tradotto, significa dare tempo un mese o poco più a Bertetto per mettere nero su bianco i vantaggi sanitari ed economici di un laboratorio unico nell’ospedale di Alessandria (dipendente dall’Aso) in grado di fornire oltre al nosocomio del capoluogo anche i quattro in capo all’Asl: Novi Ligure, Acqui Terme, Casale Monferrato e Ovada. Il direttore della rete oncologica nel suo piano dovrà anche tenere conto e risolvere il problema dell’utilizzo del personale, in servizio nelle varie sedi delle aziende sanitarie del territorio alessandrino, che dovrà occuparsi della materia. Congelata e destinata quasi certamente,  a diventare carta straccia la delibera dell’asl Alessandria del 29 maggio scorso in cui si bandiva la gara per l’acquisizione in service per nove anni del sistema automatico di preparazione degli antiblastici e il software necessario alla tracciatura dalla prescrizione alla somministrazione per una spesa prevista non inferiore al milione e mezzo di euro. Una delibera sulla quale, come riportato da Lo Spiffero, aleggia l’ombra di riunioni di medici e specialisti dell’Asl che si sono trovati ad affrontare tematiche sui protocolli antitumorali alla presenza di funzionari del gruppo privato Ingegneria Biomedica Santa Lucia che tra i suoi prodotti ha anche un modulo informatico per la gestione e tracciabilità degli antiblastici. Chi li aveva invitati a quegli incontro? E perché? Domande che restano ancora senza risposta, anche se la via imboccata dall’Asl alessandrina, dopo l’incontro in corso Regina di stamane, sembra ormai un vicolo cieco. (s.r.)

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