POLITICA & SANITA'

Sanità, nuova delibera per evitare il Tar

Cambia la riorganizzazione della rete ospedaliera. L'assessore Saitta riscrive il testo per schivare i ricorsi e accogliere, almeno in parte, le richieste dei territori. Tempi strettissimi, ma i partiti, M5s e pure il Pd chiedono un passaggio in Commissione

Una corsa contro il tempo per evitare che i ricorsi al Tar contro la delibera sulla riorganizzazione della rete ospedaliera dalle parole passino alle carte bollate. È quella che vede impegnato il direttore generale della Sanità Fulvio Moirano,incaricato da Antonio Saitta di emendare la delibera con le modifiche concordate dallo stesso assessore con i sindaci di quei territori che avevano chiesto rassicurazioni sul mantenimento di alcuni reparti e servizi dei loro ospedali, annunciando di ricorrere ai giudici amministrativi se quelle promesse non si traducono in impegni scritti. Un lavoro, quello del capo della macchina di corso Regina, che non può certo esaurirsi nel giro di un paio di giorni considerato che la “nuova” delibera conterrà anche quei cronoprogrammi richiesti mercoledì scorso dal ministero  nel corso della riunione in cui è stato di fatto dato il disco verde all’impianto generale della revisione ospedaliera, richiedendo tuttavia alcune ulteriori specificazioni, non ultima quella relativa ai tempi.

 

Gli spazi di manovra sono dunque estremamente esigui, tanto da prevedere una riunione straordinaria della giunta regionale entro la fine della prossima settimana. Impossibile avere la delibera emendata pronta per lunedì, obbligatorio approvarla prima del 26 gennaio, data fissata per la presentazione dei ricorsi al Tar. Se poi si tiene conto che martedì c’è consiglio e mercoledì Saitta è a Roma, i giorni utili restano limitati a giovedì 22 o, più probabilmente, venerdì 23. Non ci sarebbe da stupirsi se tutto avvenisse in zona Cesarini e con una scelta renziana (visto il consiglio dei ministri del 24 dicembre) Sergio Chiamparino riunisse i suoi assessori addirittura sabato. Sia come sia, il provvedimento non potrà subire ritardi. Soprattutto dopo quanto accaduto ieri l’altro a Vercelli dove la maggioranza di centrosinistra in Comune è andata sotto facendo passare la richiesta di adire al Tar “se non vedremo messe nero su bianco – come chiesto da minoranze e un pezzo della maggioranza – le promesse fatte da Saitta”. E proprio quest’ultimo, dopo aver ricucito lo strappo astigiano e dato rassicurazioni in quel di Vercelli, ha deciso di accelerare i tempi costringendo a un tour de force il fido Moirano. Che, pure, non rinuncerà a una missione nell’Alessandrino, che ha in Tortona uno dei nodi più difficili da sciogliere e il primo Comune, insieme ad altri 38 del circondario, ad avere dato mandato all’avvocato Paolo Scaparone di impugnare la delibera. Moirano dovrebbe visitare gli ospedali della provincia mandrogna martedì, il giorno dopo dell’incontro ad Alessandria tra i sindaci e l’assessore Saitta. Insomma una trama, quella intessuta, in corso Regina per accogliere per quanto possibile le richieste dai vari territori e disinnescare la bomba ad orologeria del tribunale amministrativo.

 

Se quello di Tortona appare lo scoglio più impervio per riuscire a “blindare”, dal punto di vista giuridico, le scelte della Regione impedendo ogni possibile appiglio per l’impugnazione, nell’iter per l’approvazione della nuova delibera si inserisce un altro ostacolo da superare. Con un messaggio su facebook , Davide Bono, consigliere regionale del M5s manda un preciso avvertimento a Saitta: “Prima di modificare la Dgr sulla revisione rete ospedaliera devi portarla in Commissione. Rispetta le istituzioni”. A stretto giro, sullo stesso social, la risposta dell’assessore: “Leggo che i consiglieri regionali del Movimento Cinque Stelle si lamentano perché sto modificando la delibera sulla revisione della rete ospedaliera. Io sono abituato a dar seguito con i fatti alle parole e intendo scrivere nero su bianco quanto sto concordando con i territori (Vercelli, Asti, Alessandria, etc). Se invece qualcuno preferisce che io non migliori quel testo per far presentare ricorsi comunque, a scopo di scontro politico…”. Puntini di sospensione assai eloquenti dei sospetti che agitano l’assessore

 

Ma lo scontro per i grillini ormai pare aperto. Giorgio Bertola, capogruppo a Palazzo Lascaris attacca: “Il come sta modificando la riorganizzazione ospedaliera dovrebbe essere oggetto di tempestiva comunicazione alla Commissione Sanità, cosa che si ostina a non fare. Venga a parlarne in Commissione, invece di scrivere su Facebook” scrive l’esponente pentastellato, proprio su facebook. Con toni e finalità ovviamente differenti si schiera a favore di un passaggio in commissione pure lo stesso capogruppo del Pd Davide Gariglio che, pur conscio delle difficoltà date dall’esiguità del tempo a disposizione, la ritiene “molto importante”, in linea con quella “parlamentarizzazione degli atti” da lui sempre invocata. “Nessuna preclusione a un passaggio in commissione e pieno rispetto delle istituzioni” è la risposta che dà, in sostanza lo stesso Saitta. Il quale, tuttavia, calendario sotto gli occhi sembra nutrire poche speranze di poter incastrare nei tempi ristrettissimi anche questo ulteriore step. Il rischio concreto è quello di far saltare la tabella di marcia e lasciare spazio ai ricorsi per l’impugnazione della delibera. La patata bollente sarebbe ora nelle mani del presidente della commissione Sanità, Domenico Ravetti. Impossibile calendarizzare la discussione per mercoledì, gli spazi di manovra sembrano esigui se non del tutto assenti. Più probabile, forse, che il passaggio in commissione avvenga dopo quello in giunta. Si vedrà. Ma non è solo quello del riorganizzazione ospedaliera il fronte aperto sulla sanità piemontese.

 

I medici di famiglia pare abbiano sotterrato l’ascia di guerra, pare. I sindacati (Smi, Snami e Fimmg), arrivati con una serie di richieste, non ultime quelle economiche, all’incontro con l’assessore sono usciti qualche ora dopo meno agguerriti e, almeno a parole, disponibili ad avviare quella collaborazione nell’organizzazione della sanità territoriale in cui, fino ad oggi, hanno ammesso di non essere mai stati coinvolti. “Solo trattative sindacali” hanno riconosciuto i rappresentanti degli oltre 3mila medici di famiglia piemontesi, non da oggi spesso oggetto di critiche talvolta dure da parte degli assistiti e sempre considerati un mondo a sé rispetto al sistema sanitario. Proprio a incominciare dal rapporto tra essi e il sistema ospedaliero e quello dell’assistenza sul territorio. “Così non va” è in sostanza il giudizio di Saitta che ha chiesto un cambio di passo. Ma anche di non guardare solo ai soldi e prodursi in un esercizio di umiltà. “Non riducete tutto ad un problema economico: nel tempo i nuovi strumenti per superare la centralità dell’ospedalizzazione non sono mai davvero partiti, ognuno ha avuto la sua parte di responsabilità, ora serve l’umiltà di confrontarci con chi fa meglio di noi”. E allora a scuola, insomma imparare da chi fa meglio: tutti invitati il prossimo 30 gennaio in corso Regina a un focus sull’assistenza territoriale dove capire come si lavora in altre regioni, più avanti in questo settore. “Negare che oggi in Piemonte ci sia un problema nel rapporto tra opinione pubblica e medici di famiglia sarebbe sbagliato” ha detto l’assessore ai sindacalisti. Che hanno assicuratori voler lavorare insieme, però “basta con le polemiche dei medici ospedalieri contro quelli di famiglia”. Le richieste economiche? Accantonate. Per ora.

 

Non meno importante l’altra questione: il servizio d’emergenza. Per ore su una barella nei corridoi, purtroppo non capita di rado, anzi. Pochi infermieri, scarsa organizzazione, più personale negli uffici che in corsia. Le segnalazioni di disservizi non si contano ormai più. I direttori delle aziende i cui ospedali presentano le situazioni più critiche (To1, To2, To3, MaurizianoCittà della salute) sono stati convocati in corso Regina. L’indicazione che hanno ricevuto dall’assessore è quella di “verificare se ci sia personale impegnato in altre mansioni che possa essere usato in corsia”. Insomma, la mai risolta questione, oggi più spinosa che mai, di infermieri che sono passati a svolgere altre attività, spesso di organizzazione o addirittura amministrative. In alcune aziende, tra queste le Molinette dov’è direttore generale Gian Paolo Zanetta, hanno avviato una sorta di monitoraggio per ricavare un quadro esatto del personale e del suo impiego, trovando magari il sistema per accorpare alcune funzioni e riportando in corsia o al pronto soccorso personale finito, negli anni, altrove. Un’operazione non facile, in qualsiasi struttura ospedaliera, visto l’intrecciarsi spesso di questi casi con interessi sindacali o di qualche madrinaggio. Ma tant’è, arriveranno pure nuove assunzioni, se però la percentuale tra amministrativi e personale sanitario resta ancora alta e lontanissima da quel 7% fissato dal Patto della salute, si continuerà a svuotare il mare con un cucchiaio.