URNE

Trivelle, il Piemonte si astiene

In regione ha votato solo il 32% degli elettori, in linea con il dato nazionale. Leggermente superiore l'affluenza in provincia di Torino (35,9%). Renzi canta vittoria, ma sarà duro lo scontro al referendum costituzionale. Pure sotto la Mole

Il referendum sulle trivelle fallisce il quorum. I dati del Viminale indicano che l'affluenza finale è stata del 32,15% degli elettori, ben al di sotto della metà dei voti più uno necessari per dare efficacia al voto (numero che scende al 31,18% se si computano anche i residenti all’estero). Anche in Piemonte, come del resto in tutte le regioni (pure quelle promotrici della consultazione con l'eccezione della Basilicata), si è registrata un’affluenza sotto la soglia minima, del tutto in linea con la media nazionale: 32,7%. Urne leggermente più affollate in provincia di Torino (35,9%), mentre in tutte le altre gli elettori sono stati inferiori: Alessandria (30,3%), Asti (29,4%), Cuneo (29,6%), Novara (29%), Vercelli (28%), Biella (29%), Verbano-Cusio-Ossola (27,5%). Il risultato, per quel che può valere (cioè nulla), presenta la vittoria schiacciante del Sì (81,3%) sui No (18,6%). Nel dettaglio di piccoli Comuni, si trovano alcune eccezioni dove è stato raggiunto il quorum come, nella provincia di Torino, Moncenisio (63,33%), nell’alessandrino Castellania (55,12%), nel biellese Selve Marcone (50,66%). Per quanto riguarda le percentuali di voto, a Torino i sì sono stati l’83,16%, i no il 16,82%; ad Asti rispettivamente 80% e 19,98%; ad Alessandria 79,61% sì e 20,39% no; a Biella 78,86% e 21,14%; a Cuneo 78,33% e 21,67%, a Novara 79,13% e 20,87%; a Vercelli 77,94% e 22,66%; nel Vco 79,02% e 20,98%.

 

Voluto da nove Regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto), il quesito chiedeva di scegliere se abrogare la norma, introdotta con l’ultima legge di Stabilità, che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio, entro le 12 miglia marine dalla costa, senza limiti di tempo alla durata delle concessioni, cioè fino all’esaurimento del giacimento. Sebbene le società petrolifere non possano più ottenere nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso – secondo una norma approvata lo scorso dicembre – non hanno dunque scadenza certa. Dopo l’esito del voto, con l’affluenza di circa 18 punti inferiore al quorum del 50%, la norma rimane dunque in vigore così com’è: l’attività di estrazione potrà continuare fino all’esaurimento del giacimento.

 

“L’Italia ha parlato: questo referendum è stato respinto. È un risultato netto, chiaro, superiore alle aspettative di tutti gli opinionisti”. Così il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha commentato il risultato del referendum abrogativo sulle trivelle in conferenza stampa a Palazzo Chigi. “Il governo non si annovera tra i vincitori di questo referendum - ha aggiunto -. Credo che abbiano vinto gli ingegneri, gli impiegati e gli operai che hanno mantenuto il lavoro, ha vinto chi lavora nelle piattaforme”. Poi Renzi ha indicato chi, a suo avviso, ha perso: “Gli sconfitti ci sono, hanno dei nomi e dei cognomi. Qualche consigliere regionale, qualche presidente che ha cavalcato a tutti i costi questo referendum per esigenze personali”. E a proposito dei costi economici sopportati per consentire lo svolgimento del referendum, Renzi ha sottolineato che è stato “inutile buttare oltre 300 milioni di euro. Non avremmo potuto accorpare il referendum con le amministrative neanche se avessimo voluto perché una legge non ce lo permette”, aggiungendo che “questi 300 milioni” si sarebbero potuti utilizzare per investimenti: “ad esempio avremmo potuto acquistare 250 carrozze per i trasporti pendolari”.

 

Il messaggio di questo referendum è che “non paga essere demagogici”, ha aggiunto, e ha espresso la sua sofferenza per la scelta di invitare a non andare a votare. “Ho molto sofferto per la scelta di non andare a votare” anche se “si trattava di una opzione permessa dalla Costituzione”. Per spiegare il tormento dell'opzione adottata ha spiegato che la scelta di votare avrebbe potuto portare “a 11mila licenziamenti” e “credo che il presidente del Consiglio debba essere laddove si rischia anche un solo posto di lavoro”. Per questo “ho scelto di non votare perché questo era lo strumento più semplice previsto dalla Costituzione per non mettere in crisi” un comparto industriale. Poi il presidente del Consiglio si è tolto alcuni sassolini dalle scarpe, attaccando i governatori regionali che hanno promosso il referendum: “A qualche Regione che ci ha fatto la morale sulla bellezza del mare dico che è falso difendere il mare o dire di farlo mettendo in difficoltà qualche piattaforma” perché “come si fa a parlare di mare quando troppe Regioni non utilizzano i fondi europei per pulire le nostre acque?”, quando “non hanno realizzato i depuratori affinché tutto il Paese abbia il mare pulito”. Poi Renzi ha voluto chiudere con le contrapposizioni che hanno caratterizzato questa campagna elettorale: “Voglio lanciare un appello ai cittadini. Comunque abbiate votato, mettiamo la parola fine alle polemiche. Nei prossimi due anni c’è molto da fare. Poi, quando ci saranno le elezioni politiche, ciascuno voterà per chi crede. Ma fino ad allora rimbocchiamoci le maniche”. I problemi, al di là dell’esito, riguarderanno i contraccolpi all’interno del Partito democratico in vista delle amministrative, ma anche del referendum confermativo sulle riforme costituzionali. Infatti molti esponenti del Pd hanno deciso di andare contro la linea di non andare al voto e alcuni hanno pure votato Sì.

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